LA FAVOLA .
Angeli bianchi .
Fu un groviglio di pensieri la vita mia
l’infanzia fu tenace ,amaro il confronto …
il riverbero del tempo ove i ricordi mai si cancellano .
Come tutto il resto presi per mano la mia croce
e gli angeli bianchi mi coprirono le spalle …
mi ridossarono il loro manto per volare in paradiso .
Ci furono attimi di giubilo in cui sollevai il cielo ...
pregai la madonna per i tanti bimbi uccisi senza una ragione :
pregai, prego ancora , ma nulla cambia ,si ripetono le stesse stragi .
La bontà fu il mio pane e rovistai tra i fiori per trovare l'innocenza !
Ritrovai l’arcobaleno e lo dedicai loro ...
a piedi nudi , raccolsi lo stelo dalla terra per porlo alla madonna .
Furono gli Angeli bianchi a dirmi della cattiveria dei tanti
delle tante anime pure e gli infiniti ceri ,
ove in quel diluvio di cenere si spezzò l'amore .
Lo ricucii al pensiero di lei ,di lei che tracciò il mio destino
mi aprì l’inatteso verso e scrissi la melodia spirituale ,
scrissi per lei l'olocausto dei sogni i pochi che si avverano .
Ad oggi prego ancora la santa donna ,la mamma dei bimbi
odo il doloroso grido il loro lamento tra la gente,
come di lei la santa perse suo figlio ,fu ucciso dall'ignoranza .
Dai misteri della fede ,del essere o non essere
ove davanti a Dio siamo tutti uguali ,
ove le preghiere si vanno ad assopire tra le ombre del mattino .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
Esòpo (in greco antico: Αἴσωπος, Áisōpos; 620 a.C.circa – Delfi, 564 a.C.) è stato uno scrittore greco antico, contemporaneo di Creso e Pisistrato (VI secolo a.C.), noto per le sue favole.
Le sue opere ebbero una grandissima influenza sulla cultura occidentale: le sue favole sono tutt'oggi estremamente popolari e note. Della sua vita si conosce pochissimo, e alcuni studiosi hanno persino messo in dubbio che il corpus di favole che gli viene attribuito sia opera di un unico autore. I primi racconti in forma di favola che ci sono stati tramandati sono i suoi.
Di Esòpo si narra che appunto negli anni 620-630 A.C- partecipò come uditore NELLA BATTAGLIA DELLE TERMOPILI SU ORDINE DEL RE LEONIDA PER ANNOTARE E TRASMETTERE AI POSTERI LE GESTA E LE MEMORIE DELLA GLORIOSA BATTAGLIA ,CONTRO L’IMPERATORE PERSIANO SERSE -
QUI VI LASCIO LE MIE DI FAVOLE IN POESIA -
La favola siamo noi
E' il mondo incantato che vive dentro noi !
Un sogno a colori pieno di fantasia ,
è il desiderio dei grandi sogni ,
di rimanere sempre bambini nel tempo .
Siamo noi il cerchio magico
tra l’universo e il sole la luce ,
con le fiabe di Bianca neve,
cappuccetto rosso e pinocchio.
La favola siamo noi !
Gli esseri arroganti che cantano poesia ,
favellano la strofa dell’amore ;
per scrivere l’idillio di una storia .
Siamo i reduci dei cantastorie
in ognuno di noi c’è Giulietta e Romeo ,
c’è la fata turchina e la cenerentola buona ;
la bella addormentata con l’immagine di cera .
Siamo i vespri siciliani che difendono la storia!
l’orgoglio della patria ,i guelfi e ghibellini ...
vanno a braccetto in battaglia per ottenere il nulla ;
per un idealismo muoiano feriti .
La favola siamo noi !
Siamo gli eredi degli uomini guerrieri ,
gli intellettuali della borghesia ;
la marcescenza delle aridi condizioni .
Siamo il vanto ,figure senza forma
gli echi tuonanti che bisbigliano al vento ,
i bizzarri rappresentanti di una razza in estensione ;
col gesto d’amore paralizziamo l’anima .
Siamo quel che siamo !
La natura è in noi e canta …
cresce acerba per poi maturare ;
come il frutto della sua stagione .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
La favola dell'anima .
Non verrò nel tuo cuore a plasmare fantasie
a erigere castelli in aria , a smuovere mulini a vento ,
resto fermo a raccontarti la favola dell'anima ...
ove ogni storia avrà il tuo nome .
Avrà il tuono tra le nuvole i colori dell'arcobaleno
ove l'alba si specchia il mare e tu azzurri i cieli ,
forgi i solenni idilli ,scacci gli avidi ...
arsi da nausee , da ferite e lusinghe .
Diverrai angelo e governerai la luna
darai festa ai sogni ove ogni pensiero diviene poesia ,
ove la fanciullezza è una colomba bianca ...
raccogli orme ai confini della terra .
Sei tu la favola dell'anima !
Il brivido impaziente dell'eterea sostanza ...
il grande dramma da risolvere col silenzio ,
ove ogni superbia dilania il cuore .
Tu , la figlia dell'oceano vivi in acque senza sonno
preghi in chiese sconsacrate ove s'abbevera il nulla ,
ove ti nutri di orgogli balenando luce affievolita
nel torpore della pace cerchi me il tuo amico .
Giovanni Maffeo . Poetanarratore .
La favola del lupo .
Che poi questo lupo ha ben poco da narrare
egli sbranò il vero per dire la bugia ...
si sentì etereo ma fu solo l'esempio del male ,
ove la superbia abbraccia l'arroganza .
Ma tu , non sei lupa ,non sbrani i bambini
hai un cuore per amare ,per difendere l'amore ,
la tua ombra è golfo di mare ,cala di sirene
ove ti azzurri ti immergi nei risvegli .
Hai me ,il consenso il punto di riferimento
l'arena del tuo grembo l'emozionante pathos ...
la parola t'amo scritta sui papiri ,
lì nella tua pietà difendi questi inferni.
Sei il foglio colorato di rosso pergamena
lasci ai posteri l'immenso madrigale ,
su di esso c' è l'eden e fa grande la poesia
narra di te che vivi tra le stelle .
Oh nonna che occhi grandi che hai
che bocca grande ...
anche tu un tempo come me eri bella .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
ESSENDO IO DI STIRPE GRECA ANTICA FACCIO E DO ONORE AI GRANDI MITI GRECI AI POETI E SCRITTORI CON UNA MIA POESIA .
Questa è una fiaba inventata dalla mia nipotina di otto anni Lucrezia Rebuffini .
La conchiglia d’oro .
- Fiaba -
C’era una volta la principessa Alecxa che viveva in un grande castello ,con se il suo cane dal nome Olivier ,con lei la Regina sua mamma ,che era molto malata .
Un giorno suo padre ,il Re ,le diede un incarico :di andare a prendere la conchiglia d’oro che era in fondo al mare e in essa la perla magica che serviva a guarire la sua mamma .
Alecxa si recò subito sulla riva del mare e chinando il capo nell’acqua vide un pesciolino strano lo guardò bene e si accorse che si trasformò in sembianze di un mago ,che gli diede una pozione magica ,questa pozione serviva per trasformarsi in sirena e inabissarsi nelle profonde acque marine e prendere la conchiglia d’oro .
Lei sapeva che a custodire quella conchiglia c’era un folletto a guardia della perla magica ed era difficile sottrargliela .Questo folletto era molto cattivo e non lasciava passare nessuno e se qualcuno con la pozione magica data dal mago si trasformava per ingannarlo ,lui trovava il modo per farlo parlare , da subito ritornava umano e non poteva impossessarsene e prenderla .
Era così per la principessa Alecx che doveva a tutti i costi prendere quella conchiglia .
Il folletto fu anche furbo , lui sapeva che la principessa Alecxa aveva un cane e la ricattò dicendogli che gli avrebbe rubato il cane .
Più volte la principessa prese la pozione magica ,più volte fu scoperta . Ella ritornò a riva e riprese dal mago la pozione magica per trasformarsi di nuovo in sirena ,il folletto cattivo la minacciò dicendogli perfino che le avrebbe ucciso il suo cucciolo ed essa ogni volta si ritrasformava in umana e non riusciva a imbrogliare il folletto ,egli era troppo scaltro e non si faceva convincere .
La principessa Alecxa doveva a tutti i costi prendere la conchiglia con dentro la perla magica per guarire sua madre la regina .
Tornò di nuovo a riva e studiò uno stratagemma per ingannare il folletto cattivo :
bevve di nuovo la pozione magica e portò con se il suo cane Oliver trasformandolo in un grosso squalo ,lei rimase una sirena e assieme nuotarono per raggiungere la casa del folletto che era di guardia .
Alecxa mise una pietra preziosa fuori dalla porta del folletto per distrarlo e tirare a se l’attenzione ,mentre arrivò il suo cane che si era trasformato in uno grosso squalo e il folletto vedendolo fuggi spaventato .
La principessa Alecxa poté prendere finalmente la conchiglia d’oro in essa la perla magica e portarla al castello dove poté guarire la sua mamma .
Si racconta che il mago trasformò il cane da prima a squalo poi a cane come era prima e poi lo ritrasformo in principe . Egli si innamorò della principessa Alecxa e lei di lui ,si sposarono al castello e con sua madre la Regina che era guarita e il suo padre il Re vissero felici e contenti .
Lucrezia Rebuffini .
Morale : l'amore non ha limiti anche nelle più disperate situazioni si trovano gli stratagemmi per combattere il male , si combatte sempre ... La mia nipotina Lucrezia , già piccolina dimostrava di essere una bimba colta , con orgoglio di nonno l'abbraccio nel mondo dei ricordi finché avrò vita .
Per la vita.
Parlerò di te per la vita
e raccoglierò sempre quella rosa
tra le siepi la più spinosa ,
la donerò a una sposa ;
ad una amica ,ad una innamorata.
Ad ogni uomo che ti sfiora
e ne sente il tuo profumo ,
ad ogni petalo che ti cade tra le mani
sui palmi lo riponi .
Al sole che ti abbaglia e brilla
al vento che carezza i tuoi capelli ,
ai tuoi orpelli che esaltano contrasti
al manto di neve che ci copre di sola aria.
Per la vita ,in te , sul tuo corpo
anime fanciulle giaceranno gli idilli ,
nei momenti in cui i fugaci attimi
mi pigliano ,mi lasciano e mi travagliano .
Per la vita io per te vivo !
Tra le maree e le tempeste avrò ovunque il tuo tripudio,
tra le infinite emozioni con me resti ;
nei paradisi che tu sola fai arrossire, di brividi i rossori .
Si, ne parlerò di te al mondo intero ...
e per la vita narrerò il tuo splendore :
che sei la madre dell’amore , la stagione dell’estate ;
sei il focolare e dai calore ,accendi sempre lo spirito divino.
Sei ovunque …
per la vita ,tu la sola.
Για τη ζωή
Θα σας μιλήσω για τη ζωή
και πάντα συγκεντρώνουν το τριαντάφυλλο,
Θα δώσουν στη νύφη?
με ένα φίλο, για μια αγάπη.
Για κάθε άνθρωπο που αγγίζει
και νιώθω το άρωμα σας,
κάθε πέταλο που θα πέσει στα χέρια σας
και να το βάλετε στην παλάμη.
Ο ήλιος λάμπει και να σας τυφλώνει?
ο άνεμος χαϊδεύει τα μαλλιά σας,
ο μανδύας που μας καλύπτει?
Είμαι ζηλιάρης ότι θα scapiglia ...
Για τη ζωή σε σας, το σώμα σας
μέλλον anime θα βρίσκονται ειδύλλια,
κατά καιρούς, όταν οι φευγαλέες στιγμές
πάρε με, άσε με και ωδίνες μου.
Για τη ζωή που ζω για σένα!
Μεταξύ των παλίρροιες και καταιγίδες,
από άπειρες συγκινήσεις παραμένει?
στους ουρανούς που το μόνο που δεν κοκκινίζει.
Θα σου μιλήσω ολόκληρο τον κόσμο
και η ζωή θα δείξει το μεγαλείο σου:
ότι είστε η μητέρα της αγάπης,
το καλοκαίρι?
«εκ νέου την εστία και θερμότητας.
Είσαι παντού ...
για τη ζωή, ο μόνος.
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
Ma parliamo un po' del significato - FAVOLA -
Espressione di poesia popolare assunta poi come dignità per chi ne fa ricerca dalle origini .
Dalla stessa poesia può nascere favola o viceversa un sinonimo della stessa parola ,ove nei dibattiti filologici applicano le implicazioni storiche e inducono a creazioni collettive .
I essa come detto si può mutare in versi cavati dai significati adattando la metrica e la forma ritmica .E' una conseguenza che porta a l'implicazione letteraria con le sue interazioni e locazioni ,come nella traduzione semantica didascalica e risaltano le allegorie .
Gli elementi significativi per la narrazione poetica e narrante .
Si desume dunque che tutto quello che è pensiero nutre una vasta espressione ed è modello di valore artistico letterale .
Le belle favole .
E così mi desto, ancora una volta vado accapo
mi vesto , indosso la luce del sole …
le più acre melodie ,le favole dei gnomi
nei mercati del mondo le vado a cantare .
Vado lungo i viali del tempo ove nulla mi può fermare
ove l'inesprimibile tuo profumo mi inebria e affama ,
approda sulle sponde dei mari ai piedi dei diluvi
nei torrenti per arrivare tra i rivoli dell’amore .
Ed io figlio di un tempo antico
credo che le belle favole sono in bianco e nero ,
durano poco nelle menti sane ...
tra le greche storie la nascita d'un seme .
Ed è il colore rosso a darti alla testa !
Non sai distinguere il bene dal male …
dai turbamenti esci insicura sotto le nuvole della sera
lì la preghiera spira venia all'ultima stagione .
Oh se fossi immerso da un'aria calda ,dal tuo torpore
dal rosso ciliegio ,il tuo sangue mi invade e annega ,
in porpore calde sentiresti l'amore ,
ove il tuo profumo intenso esonda nella mia anima .
Sono i colori dell'autunno a darti la solenne vita
lì si aura la fonte del destino …
ove io lebbroso colgo il fogliame per l'inverno ,
ove l'eterno sogno non trova pace senza averti .
Non avere fretta prima di giudicare :
leggiti le belle favole lo specchio dell’invidia ,
sono le poesie della fata scritte su giacigli di pernice
tra le note di una musica la tua bellezza si rivela .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
QUESTA LA FAVOLA DI ESOPO :
L'ACQUILA E LO SCARABEO .
C'era una volta un'aquila che inseguiva una lepre , la quale , in mancanza d'altri protettori rivolse le sue suppliche al solo essere che il caso le pose sott'occhio ;uno scarabeo .
Questo gli fece animo di congiura e , quando vide avvicinarsi l'aquila , cominciò a pregarla di non portargli via la sua protetta e divorò la lepre sotto i suoi occhi .
Da allora lo scarabeo , tenace nel suo rancore , non perdette più di vista il nido dell'aquila :
appena essa si mostrava e deponeva le uova , saliva su in volo volando via ,lo scarabeo le faceva rotolare e le rompeva ;finché un giorno fu cacciato via .
L'aquila che per antonomasia a quei tempi risultava l'uccello sacro di Zeus si rifugiò presso di lui e lo scongiurò di proteggerla da quel invasore - lo scarabeo - le chiese di trovarle un luogo sicuro ove potesse deporre le sue uova .
Zeus le concedette di deporre le sue uova nel suo grembo ,ma quandolo scarabeo se ne avvide fece una pallottola del suo sterco .si levò in volo e giunto sopra il grembo di Zeus lo lasciò cadere sulle uova dell'aquila .
Zeus , per scuotersi di dosso lo sporco sterco dello scarabeo si alzò e senza avvedersene le caddero a terra le uova dell'aquila che stava proteggendo .
Da allora , dicono i saggi :che nella stagione in cui compaiono gli scarabei ,le aquile non covano .
MORALE -
Questa favola di Esopo insegna a non disprezzare nessuno ,perché nessuno è tanto debole , che , offeso , non sia in grado un giorno di vendicarsi .
Da qui , di questa favola col suo significato ne cavo poesia :
SUPPLICHE NEL VENTO .
Non portarmi via il mio nido
è la mia culla ove sboccio rose ...
devo ancora raccontare la mia favola ,
la mia storia di bambino .
Non portarmi via la mia fata
essa deve raccontarmi le fantasie ,
le storie che nel tempo si creano ...
negli anni restano ricordi .
Devo parlare scrivere sognare
devo cantare col cuore ...
devo dire che chi disprezza compera la debolezza ,
fa l'offeso e nasconde la vergogna .
Che un giorno in un luogo sicuro
nasce la vita , il credere all'amore,
che tutto può diventare oro ...
e ognuno può covare il suo amore .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
SEGUO CON L'USIGNOLO E LO SPARVIERO .
Posato su un'alta quercia , un usignolo ,secondo il suo solito , cantava .Lo scorse uno sparviero a corto di cibo , gli saltò addosso e se lo portò via .Mentre stava per ucciderlo ,l'usignolo lo pregava di lasciarlo andare dicendo che esso non bastava a riempire lo stomaco di uno sparviero :doveva rivolgersi a qualche uccello più grosso se aveva bisogno di mangiare .Ma l'altro lo interruppe ,dicendo :bello sciocco sarei , se lasciassi andare il pasto che ho qui pronto tra le grinfie dei miei artigli per correre dietro a quello che non si vede ancora !
MORALE .
E' COSI' anche tra gli umani ,stolti coloro che , nella speranza di beni maggiori e sani, si lasciano sfuggire quello che hanno tra le mani .
TRAGGO DA QUESTO POESIA .
IL CANTO DEL SOLE .
Homo, pietra perenne della terra sparviero del cielo
sotto l'antica quercia ascolti ...
mente , anima , spirito gli elementi superiori ,
le facce ambigue del bene , del male .
Uomo ,animale sociale !
Sentimento perenne di poesia ,
freccia rovente che colpisce il cuore ...
nascosto da lacrime ignori l'amore .
Ma , poi , poi nasce il sole e tutto ti sorride
anche la natura che è in te si apre al beneficio,
sei l'unico animale che ha bisogno di un padrone
per vivere ,per narrare ,per amare .
Così ,nella speranza preghi e piangi
nei beni maggiori ti lasci andare
ti lasci sfuggire la bellezza dell'anima ,
la bellezza che ognuno sogna e ha tra le mani .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
IL DEBITORE .
Ad Atene ,un debitore ,a cui era stato ingiunto dal creditore da pagare il suo debito , sulle prime lo pregò di concedergli una dilazione ,dichiarando che si trovava in cattive acque . Non riuscì però a convicerlo :e allora gli portò una scrofa , l'unica che possedeva , e , in sua presenza , la mise in vendita per saldare il suo debito . Si avvicinò da subito un compratore , chiedendogli se quella era una scrofa che figliava e lui l'assicurò non solo figliava tanti porcellini , ma presentava anche una particolarità straordinaria : alla stagione dei Misteri figliava porcelle femmine e per le Panatenee , i maschi . A questo discorso l'ascoltatore rimase a bocca aperta . Ma il creditore soggiunse :e perchè ti meravigli ? Questa è una scrofa che , per le Dionisiache , ti figlia anche capretti .
MORALE .
Naturalmente la chiusa della favola è ironica e metaforica in una ultima battuta .
Ha la significazione e ci fa capire mostrandoci come molti , per il proprio interesse ,giurino il falso senza esitare le più le inverosimili falsità .
La mia analisi in poesia
Le maschere buffe.
In questo mondo popolato di fantasmi
di maschere buffe è difficile individuare uomini veri ,
verità nascoste , frugano tra i rifiuti
false dialettiche si mescolano con la fede .
Chi è ottuso non vede
chi si nasconde soffre ,
è una farsa all’ultimo spreco ,il debito !
per chi non conosce la morale giurano il falso .
Che vergogna ! Giù la maschera ...
Siate voi stessi , siate sinceri con i nobili doveri ,
serve poco farsi onore , volersi bene
basta un sorriso , non si spende nulla .
Nulla si ricava con l’inganno ,inventarsi ironie
inseguiti da gelosie dall’egoismo è l’assurdo regalo ,
come nella mandria dei cervi e delle scrofe si resta appesi
c’è un risultato di una modica cifra da pagare : il rispetto , la dignità .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
CHI E' LA DONNOLA .
La donnola (Mustela nivalis Linnaeus, è un mammifero della famiglia dei Mustelidi lungo circa 30 centimetri, di cui 4 centimetri di coda. Ha il corpo snello ricoperto da un pelame soffice di colore fulvo sul dorso e grigio bianco sul ventre. Ha zampe corte, unghie aguzze e orecchie larghe. Sono segnalati casi di donnole appartenenti a popolazioni montane, che durante l'inverno cambiano pelo assumendo una colorazione completamente o parzialmente bianca come l'ermellino.
LA DONNOLA E IL GALLO .
Una donnola aveva preso un gallo e avrebbe voluto un pretesto plausibile per mangiarselo .Cominciò quindi ad accusarlo di essere molesto agli uomini , perchè , cantando di notte , non li lascia prendere sonno . E quello si difese , asserendo di farlo nel loro interesse , affinchè si svegliassero per attendere alle loro faccende quotidiane .
Allora la donnola gli mosse un'altra accusa , quella violare le leggi della natura , accoppiandosi con sua madre e con le sue sorelle galline . E poiché il gallo asseriva che anche questo era nell'interesse dei padroni uomini , perché così le galline facevano a loro molte uova , la donnola esclamò : si , si , non ti mancano certo le magnifiche giustificazioni ;ma io non voglio per questo rimanere a bocca asciutta ! E se lo divoro senza più discutere inutilmente .
MORALE .
Anche qui la favola mostra la parte peggiore dell'essere umano , come i malvagi si sono messi in testa di fare sopruso , se non riescono a ottenere quello che vogliono e con pretesti ,plausibili , escono e agiscono alla scoperta dimostrando quello che sono .
NE RICAVO POESIA .SQUALLORE .
Squallore.
Quanto squallore gira per il mondo
tra la gente che cammina e non sa dove andare ...
tra le righe di una poesia ove il pensiero si doglie ,
nella mente emerge il male oscuro.
Ed è squallore la penitenza per soffrire ...
accettazioni morbose fanno del sentimento oltraggio ,
offende la dignità umana in ogni forma e pregio
la catartica follia del nulla frigge .
Squallore è la vergogna dell’amore !
L’abbandono totale di nascoste lacrime …
Lacrime finte sporcano l’orgoglio ,
si mascherano di offese e poi si rassegnano .
Arranca la viltà , quanta! Non si conta ...
ho cancellato colei che amo ,lei la spina
dalla mente questo immondo sogno ,
in sembianze mistiche resto cieco .
Non voglio non mi sento d‘essere arrogante !
Le anime sincere si raffinano in similitudini ,
in simbiosi planano ,poi soli si rimane a mordersi le mani ,
a pensare che l’amore è un dono naturale .
Nasce la costrizione ambigua il terrificante coito
l’inutile repulsione fobica di una vita sterile ,
i sinceri soffrono i donatori di speranza tremano
i casti amati portano la croce .
Squallore ,pietra miliare miraggio che mai avrà fine ,
inquietudine di squilibrio che porta alla pazzia...
è la parte peggiore dell'essere umano ,
come i malvagi si sono messi in testa di fare sopruso ,
se non riescono a ottenere quello che vogliono
escono e agiscono alla scoperta dimostrando quello che sono .
Giovanni Maffeo Poetanarratore.
CONTINUO CON LE FAVOLE DI ESOPO .
LA SCHIAVA BRUTTA E AFRODITE .
Una schiava brutta era diventata l'amate del suo padrone .Da lui riceveva denaro in cambio delle sue prestazioni sessuali ,essa si adornava splendidamente e attaccava lite con la moglie del suo padrone .
D'altra parte era logico che ci fosse gelosia ,continuava a offrire sacrifici e preghiere ad Afrodite che la facesse vivere ed essere sempre attraente .
Ma la dea ,apparendogli in sogno , le disse :non parlare di riconoscenza , quasi come mi fossi debitrice del tuo fascino , perché io , anzi , piena d'ira e di sdegno contro quel tale che ti trova bella , si approfitta del tuo corpo della tua mente .
MORALE .
Non è il caso di montare in superbia per essere arricchiti con mezzi vergognosi , tanto più se non si ha ne nobiltà ne bellezza .
La schiava non era ne bella ne consapevole di ciò che facesse e pretendeva dalla dea Afrodite di essere bella .Questo egoismo è molto presente tra gli umani , tra alcune donne ove spesso nel loro delirio di onnipotenza non si accorgono della loro fondatezza .
Da qui una mia poesia .
Vivo quando ci sei .
Come zagare al vento il tuo volto spandi
in puri palpiti di sentimenti in volo ...
Vieni nel sonoro tempio
ove io incontro gli innocenti tonfi.
Si, sei tu la musa !
E non posso immaginarti nuvola ,
o pioggia , o fantasma o sirena
Tu esisti ed io ti vedo eterea .
Vivo quando ci sei , ti sento sai !
Dentro me ,dentro te già tuonano gli ormoni ,
bizzarri impazziscono al pensiero di un tuo bacio …
ove limpida scorre la meta della tua lunga vita .
Io che vivo solo quando ci sei è una sensazione unica !
È come essere trascinati in volo ,
infondermi nell’immutabile bagliore ;
tra i sospiri ti rivelo i miei segreti .
Tu la frontiera invalicabile il ghiaccio che si fonde !
Di seta vesti la fresca rosa ,
vieni in me nell’alba scura all'imbrunire della sera ;
mi appari radiosa e piena di vittoria .
Porti con te la il sogno di una farfalla
ove proteggi il buio dall’inverno :
mi dai luce e mai potrai toccarmi ,
indifesa muti la tua coscienza .
Vivo quando ci sei è come vederti da vicino
rincorrerti come fanno i bambini
sotto un manto di stelle al chiaro della luna ,
dove io incontro i tuoi innocenti tonfi.
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
L'AQUILA DALLE ALI MOZZE E LA VOLPE .
Una volta un'aquila fu catturata da un umo .Questi le mozzo le ali e poi la lasciò andare , perché vivesse in mezzo al pollame di casa .
L'aquila stava a capo chino e non mangiava più per il dolore :sembrava un re in catene , come se fosse stordita . Poi col tempo vista la sua flemma l'uomo idiota la vendette ad un'altro , il quale le strappò le penne mozze e, con un unguento di mirra ,gli le fece ricrescere.
Allora l'aquila prese il volo e volò lontano , afferrò con gli artigli una lepre e la portò in dono al suo salvatore - il secondo padrone -
La volpe che vide il gesto fatto dall'aquila l'ammonì disapprovando quello che secondo lei non andava fatto .
Disse ancora la lepre all'aquila : non devi fare nessun regalo a questo uomo , piuttosto lo devi al primo padrone :questo è già buono di suo per natura .
L'altro e cioè il primo tu lo rabbonisca dalla sua cattiveria , perché non ti privi delle ali se ti prende con se di nuovo .
MORALE .
FU UN GESTO QUELLO DELL'ACQUILA MOLTO GENEROSO .
Come sta bene ricambiare i benefattori , ma bisogna anche guardarsi le spalle ,prudentemente dai malvagi .
Dunque i gesti generosi a volte sono anche :SCABROSITA' INIQUE .
- Scabrosità inique -
Tra le sinuose cosce arde l’impeto precoce
il flabello di quiete per l'ugello aulico,
dipana il vezzo alla furtiva voglia
e non dà tratteggio …
Ed io emergo dagli inferi sconnessi
reclamo l’intrinseca essenza ,
invoco il solo Dio
a concedermi il consenso religioso,
mi mette a nudo il verbo della pace.
Trema la carne!
Trema nella stagione morta,
nell’età che ci fu il primo bacio fu feroce …
Nell’età misterica ove tutto è logico;
ove il puro spirito
fobica l’iniziazione pudica,
annaspa la periferica condanna del vile infame …
Sono voglie di scabrosità mistica
apre il sopravvento alla ludica mente ,
a chi non ha ritegno per l’amore .
Ed è il debole che paga !
Egli non ha più la forza di reagire ,
contro la sua travagliata sorte;
mercifica miseria nella scabrosità iniqua.
Giovanni Maffeo Poetanarratore.
IL CAPRAIO E LE CAPRE SELVATICHE .
Un capraio , che aveva portato fuori a pascolare le sue capre , s'accorse ad esse se ne erano aggiunte delle altre selvatiche , e , al cadere della sera , le mando dentro tutte nella sua grotte .
Il giorno seguente cadde una forte pioggia e, non potendole condurre al solito pascolo , egli si mise ad accudirle pulendole dei loro bisogni dentro nella stalla .
Le stesse capre le nutriva col solito foraggio che bastasse per non farle morire di fame ; ma a quelle che si erano unite al gregge , le forestiere , di foraggio gli ne dava di più , nella speranza di appropriarsele facendole sue .
Ciò nonostante , quando , passato il brutto tempo , le portò tutte al pascolo , le capre selvatiche che si erano saziate a sufficienza e ben nutrite andarono su per i monti e presero la fuga .
Il pastore visto il loro cammino le accusava di ingratitudine , perché lo abbandonavano , dopo che avuto da lui le maggiori attenzioni delle altre .
Ed esse , volgendosi in dietro , gli dessero : è proprio questa una una delle ragioni più forte per stare in guardia . Se , noi le ultime arrivate ieri , abbiamo avuto un trattamento di favore , questo significa che nel seguito , se ne capiteranno delle altre , tu capraio ignorante le tratterai meglio di noi .
MORALE .
QUESTA FAVOLA DI ESOPO , mostra che quando noi , nuovi arrivati ci vediamo preferiti in ogni situazione lavorativa e contesto sociale , non dobbiamo meravigliarci o rallegrarci dei belli propositi e sorprendenti manifestazioni di simpatia , pensando che , diventiamo cari amici di lunga data , egli , gli abusati di coscienza si guarderanno bene e le farà passare avanti come tutti gli altri -
E' L'EGOISMO UMANO OVE A VOLTE PUO' ESSERE NEGATIVO , MA ANCHE POSITIVO , GRAZIE AD ESSO L'UOMO PROGREDISCE I SUOI INTERESSI MA DA ANCHE MOLTE OPPURTUNITA' A TANTI .
NE TRAGGO POESIA .
IL CANTO DEI POVERI .
La tua anima mi insegue
come il tuo canto mi rimane dentro ,
se ne intravede l'ombra
si camuffa di candida argilla .
Sul mio cuore pascola e germoglia
nel gregge della malinconia va a sognare ,
io , da solo , viaggio col suo pensiero
riesco a tenere lontano la parola t'amo .
E' fitta questa neve ,datemi la gloria!
si posa, inesorabile ove la lacrima piange ,
ove il tempo dei ricordi fugge
ove tu vuoi ricucire la trama dell'amore .
Ma la mia strada è asciutta
il prato è sgombro dai feroci animali ,
c'è solo acceso l'albero di Natale
mi rimane il sapore ultimo del tuo bacio .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
I PESCATORI CHE PESCARONO CIOTTOLI .
Un gruppo di pescatori tirava in secco la rete . Sentendola pesante , ridevano e ballavano , convinti di aver fatto una buona pesca , Ma quando trascinatala a riva trovarono che di pesce ce n'era poco , la rete era piena di ciottoli e altri detriti , i pescatori ne rimasero crucciati e delusi , dolendosi non tanto per quel che era avvenuto ,si erano illusi del contrario .
Allora uno di essi , uno dei vecchi , disse :ora basta , amici miei - il dolore è fratello - a quanto pare ;e allora , dopo esserci tanto rallegrati , era tanto ben naturale che provassimo anche qualche dispiacere .
MORALE .
Neppure noi dunque , vedendo la prontezza con cui si succedono i mutamenti nella e della vita , dobbiamo lusingarci della stabilità delle nostre condizioni , convinti che dopo le grandi bonacce vengono necessariamente anche le burrasche .
A questa analisi non rispondo come solito con poesia , ma con una mia - CITAZIONE -
La vita , è la storia che si narra ,
non si smette mai di raccontarla ,
è il passaparola del tempo , della memoria ,
ove le verità nascoste narrano chi siamo .
SEGUO IL MIO PERCORSO E NON MI VOLTO INDIETRO ,SEGUO I MIEI GIORNI ,IL SUSSEGUIRSI DELLA VITA ,INCONTRO GIOIE ,INDIFFERENZA , INCOTRO STRAGI DI MALIA E SUPPONENTI BIVI , OVE L'EGOISMO LA FA DA PADRONE . E' IL VIZIO CHE TRIONFA ,E' L'IPOCRESIA DELLE MENTI CONTORTE A DISFARE IL COSTRUITO .DIFENDERSI DUNQUE FARE SCUDO ALL'IGNORANZA ESSA è PIATTO RICCO PER LA SOLA INDIFFERENZA .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore -
L’ALCIONE .
L'Alcione è un uccello marino , come il gabbiano ,è amante della solitudine e vive sempre sul mare e fa , il suo nido sugli scogli vicino alla costa , per sfuggire alla caccia dei predatori gli uomini senza un cuore .
Un giorno l'arcione che per deporre le sue uova , posandosi su di un promontorio , scorse una roccia a picco sul mare , lì fece il suo nido .
Una volta nel mentre era fuori dal suo nido per cercare cibo , accadde che il mare gonfio di vento col suo soffio d’impeto delle onde si sollevò fino all’altezza della alta roccia raggiungendo il nido del l'Alcione .
L'Alcione da lontano vide cosa accadeva , misero, esclamo !
- Per guardarmi dalle insidie della terra , mi rifugiai sul mare - Mi si dimostra che che è più infido di quella .
MORALE .
Questo capita anche a certi uomini , che , mentre si guardano dai loro nemici senza avvedersene , vanno a cozzare contro altri ritenuti amici ,oppure non guardandosi le spalle scoprono di essere fregati - questi sono i peggiori , non guardano in faccia a nessuno .
Anche qui ne faccio citazione :
L'essere umano ha difetti :
prima ti illude , poi ti condanna .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
LE VOLPI SUL MEANDRO .
Un giorno un branco di volpi si radunò sulle rive di un fiume , per abbeverarsi , ma per quanto si esortassero a vicenda , non osavano trascendere e scendere intimorite dallo scroscio della corrente .
Una di esse venne fuori a svergognare le compagne e, irridendogli dietro gli dava delle pusillanime , era come colei sapesse tutto e si credeva la più brava e con ironia e spavalda si immerse nell'acqua .
La corrente era forte la trasportò nel mezzo del fiume .Le compagne volpi credendo che se ne volesse andare , stando loro sulla riva le gridavano , non abbandonarci , torna indietro , facci vedere da che parte si passa per bere senza pericolo .
La volpe sciocca mentre la corrente la trascinava via , diceva :voglio avere una risposta che non ho, quando torno indietro ve lo farò sapere .
Chiaro che nella sua bugia volle dimostrare di essere la migliore .
MORALE .
Questa è dettata per chi caccia da solo , e da solo si mette nei guai , soltanto per fare lo spavaldo .
Anche qui rispondo con una mia citazione :
Ognuno se la tira come può ,
tanto prima o poi la corda si spezza .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
IL FANFARONE .
Un atleta , che per il suo scarso valore veniva regolarmente fischiato dai i suoi concittadini , un bel giorno se ne andò all'estero .
Dopo qualche tempo ritornò in patria , vantandosi che , prodezze , ne aveva compiute in molte città , in particolare modo aveva spiccato un salto di tale altezza che non c'era olimpionico di eguagliarlo ; cosa , ripeteva , di cui quelli erano stati spettatori avrebbero potuto fare testimonianza , se mai fossero venuti al suo paese .
Allora uno dei presenti lo interruppe , dicendo : Se è come dici , che bisogno hai di testimoni ? Dimostra pure qui e salta .
MORALE .
QUESTA FAVOLA , mostra che qualsiasi discorso è superfluo , la dove è necessario avere la prova dei fatti .
La mia citazione :
Si dice che il delirio di onnipotenza offusca il cervello ,
crea stati d'animo incontrollabili alle lodi fascinose .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
IL TRUFFATORE .
Un uomo povero , che era ammalato , molto gravemente , promise agli dei che avrebbe offerto loro in sacrificio cento buoi , se l'avessero salvato .
Lo vollero mettere alla prova e in breve lo fecero stare meglio .Quando egli si levò dal letto , dato che buoi veri non ne possedeva , ne fece cento di sego e li bruciò su un altare dicendo :
eccovi o dei , qui è quanto vi avevo promesso , ma gli dei a loro volta , vollero ricambiare la beffa dei buoi , gli mandarono in segno per invitarlo a recarsi sulla spiaggia ,la si sarebbero trovate dramma di attiche per lui .
Entusiasta allegro egli andò di corsa alla spiaggia , lì si imbatté con i pirati che lo portarono via ;e quando fu messo in vendita come schiavo vennero davvero trovate le mille dramme per lui .
MORALE .
Si sa , i mentitori abbondano come gli ingordi egoisti , ad essi non gli basta il poco, ma pretendono il tanto , tanto da strafogarsi da soli .
La mia citazione :
Quando il sangue sale alla testa
lo stesso si coagula di nervosismo ,
va a fondersi nelle arterie della miseria .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
TRATTO DA RACCONTI BREVI -ALCUNI PICCOLI RACCONTI .
La roccia sulla strada.
In un regno lontano, una volta un re mise una grande roccia nel mezzo della strada principale che portava al suo regno, bloccando così la strada. Poi si nascose per vedere cosa facevano i suoi sudditi quando passavano per quella strada.
Non dovette aspettare a lungo. Ben presto passarono alcuni dei mercanti più ricchi e cortigiani del regno, che si limitarono semplicemente a osservare la roccia. Molti rimasero per un po’ di tempo davanti alla roccia lamentandosi e incolpando il re di non mantenere pulite le strade, ma nessuno fece nulla per rimuovere l’ostacolo.
Dopo un po’ arrivò un contadino con un carico di verdure. Rimase un momento ad osservare la roccia e quindi appoggiò il suo fardello sul terreno ai margini della strada. Provò a muovere la roccia con le sole mani ma non ci riuscì, quindi usò un tronco per fare leva. Dopo un grande sforzo, riuscì finalmente a spostare la roccia.
Mentre si chinava per raccogliere il suo carico, trovò una borsa, proprio dove prima c’era la roccia. La borsa conteneva una buona quantità di monete d’oro e una nota del re, che indicava che era la ricompensa per chi avesse liberato la strada.
Morale:
questo racconto psicologico ci ricorda che gli ostacoli superati rappresentano un’opportunità per crescere come persone e migliorare la nostra condizione. Molte volte i problemi sono opportunità di cambiamento, per riflettere sui nostri modi di fare o inviti a prestare attenzione. Il risultato finale dipenderà dal modo in cui ci avviciniamo ad essi.
LA MIA CITAZIONE :
VOI , SI DICO A VOI - Fate la carità a un povero poeta ,
dategli l'attimo felice ,un plauso di lacrime .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
Il collezionista di insulti .
Vicino a Tokyo viveva un vecchio samurai che si dedicava all’insegnamento del buddismo ai giovani. Sebbene fosse già in età avanzata, secondo la leggenda era comunque in grado di sconfiggere qualsiasi avversario.
Un giorno, un guerriero noto per la sua mancanza di scrupoli, passò vicino alla casa del vecchio samurai. Era famoso per provocare i suoi avversari e, quando questi perdevano la pazienza e commettevano un errore, contrattaccava. Il giovane guerriero non aveva mai perso una battaglia.
Conosceva la reputazione del vecchio samurai, quindi voleva sconfiggerlo per aumentare ulteriormente la sua fama. I discepoli del maestro si opposero ma il vecchio accettò la sfida.
Andarono tutti in piazza, dove il giovane guerriero iniziò a provocare il vecchio samurai:
Lo insultò e gli sputò in faccia. Per parecchie ore fece tutto il possibile per far perdere la calma al vecchio samurai, ma egli rimase impassibile. Alla fine del pomeriggio, esausto e umiliato, il giovane guerriero si ritirò.
Deluso dal fatto che il suo insegnante accettasse così tanti insulti e provocazioni senza reagire, i suoi discepoli gli chiesero:
Come hai potuto sopportare tanta indegnità? Perché non hai usato la tua spada, anche se potevi perdere invece di mostrarti come un vigliacco davanti a tutti noi?
Il vecchio rispose: se qualcuno viene da te con un regalo e tu non lo accetti, a chi appartiene il dono ?A chi tentò di consegnarlo, naturalmente – rispose uno dei discepoli.
Lo stesso vale per l’invidia, la rabbia e gli insulti – spiegò il maestro – Quando non li accetti continuano ad appartenere a chiunque li abbia portati con sé.
Morale:
questo racconto saggio ci insegna che dobbiamo misurare le nostre reazioni perché quando ci arrabbiamo con gli altri, in realtà ciò che stiamo facendo è dare loro il controllo della situazione. Molte persone si comportano come camion della spazzatura, disposti a scaricare le loro frustrazioni e la rabbia dove gli viene permesso.
LA MIA CITAZIONE .
La vita , è la storia che si narra ,
non si smette mai di raccontarla ,
è il passaparola del tempo , della memoria ,
ove le verità nascoste narrano chi siamo .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
Il barattolo della vita .
Un insegnante voleva incoraggiare i suoi studenti a riflettere sulla vita. Prese un barattolo da sotto il tavolo e lo posò su di esso. Poi tirò fuori una dozzina di palline da golf e cominciò a metterle una per una dentro il barattolo.
Quando il barattolo fu pieno fino all’orlo chiese ai suoi studenti:
Questo barattolo è pieno?
Tutti ripeterono un sonoro sì.
Quindi chiesto loro:
Siete sicuri?
E tirò fuori un piccolo secchio pieno di piccole pietre da sotto il tavolo. Le gettò nel barattolo e le spostò, in modo tale che le pietre si adattassero agli spazi vuoti tra le palline da golf.
Quando finì, chiese di nuovo se il barattolo fosse pieno .Questa volta il pubblico immaginava già la risposta e uno dei partecipanti disse ad alta voce : “Probabilmente no”.
Molto bene, disse il professore. Tirò fuori da sotto il tavolo un sacco pieno di sabbia e cominciò a gettarla nel barattolo. La sabbia si andò a depositare negli spazi tra le palline e le pietre.
Ancora una volta chiese ai ragazzi: è pieno il barattolo ?Questa volta, gli studenti pensarono che fosse pieno, era impossibile metterci dentro qualcos’altro!
Quale pensate sia l’insegnamento di questa piccola dimostrazione? Uno degli studenti alzò la mano e disse:
L’insegnamento è che non importa quanto sia piena la tua agenda, se ci provi, puoi sempre includere più cose.
No! – rispose l’insegnante – l’insegnamento è che se non metti prima le palline e le pietre più grosse, non sarai più in grado di metterle in un secondo momento.
Morale:
Nella vita, come nel barattolo, dobbiamo preoccuparci di quelle cose o persone davvero importanti, che rappresentano le palline da golf. Se sprechiamo il nostro tempo in banalità o progetti che non ci soddisfano o sono significativi, alla fine corriamo il rischio di non avere più spazio per le cose veramente importanti.
LA MIA CITAZIONE .
Il buon tempo è l'ombrello dei fannulloni ,
gli riempie il portafogli senza fare nulla .
L'invidia non ha occhi per vedere ,
è troppo impegnata a illudersi .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
Il problema.
Un grande maestro Zen era incaricato di insegnare ai giovani discepoli che arrivavano al monastero. Un giorno il guardiano del monastero morì e dovette essere sostituito.
L’insegnante riunì tutti i suoi discepoli per scegliere la persona che avrebbe avuto quell’onore.
Vi presenterò un problema – disse – Colui che lo risolverà per primo, sarà il nuovo guardiano del monastero.
Spostò un mobile al centro della stanza e vi mise sopra un enorme e bellissimo vaso di porcellana in cui c’era una bellissima rosa rossa.
Questo è il problema.
I discepoli sembravano sconcertati da ciò che vedevano: i disegni sofisticati e rari della porcellana, la freschezza e l’eleganza del fiore … Che cosa rappresentavano? Cosa fare? Qual era l’enigma? Tutti erano paralizzati.
Dopo alcuni minuti, uno studente si alzò, guardò l’insegnante e gli altri discepoli, camminò verso il vaso con determinazione, lo tolse da sopra il mobile e lo mise sul pavimento .Tu sei il nuovo guardiano gli disse il maestro, e spiegò – Sono stato molto chiaro, vi dissi che stavate affrontando un problema. Non importa quanto affascinanti o rari, i problemi devono essere risolti.
Morale:
questo racconto breve ci mette in guardia dai pericoli del restare bloccati nella contemplazione del problema, cosa che spesso accade nella vita di tutti i giorni, quando continuiamo a rimuginare sulla situazione da risolvere, rimandando la soluzione, spesso per paura. Invece, dovremmo solo imparare ad affrontarlo. Dobbiamo ricordare che molte volte il peso dei problemi irrisolti è maggiore delle conseguenze degli stessi.
LA MIA CITAZIONE .
L'opportunismo è l'approfittarsi di cose o qualcuno ,
ma anche saper cogliere l'attimo .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
Il povero anziano .
C’era una volta un uomo anziano, completamente al verde, che viveva in una piccola casa e possedeva un’automobile malridotta. Andava avanti con gli assegni da 99$ della previdenza sociale.
Non valeva la pena vivere un’esistenza di stenti e così miserabile. Spinto dalla disperazione, decise ormai arrivato all’età di 65 anni che la sua vita doveva cambiare. Pensò così a cosa aveva da offrire agli altri.
Rimuginando tra sé e sé, ad un certo punto si ricordò che i suoi amici erano rimasti entusiasti della sua ricetta di pollo. Decise che questa era la sua migliore arma a disposizione per cambiare la sua vita.
Lasciò la sua piccola casa e tutti i pochi averi che gli rimanevano per viaggiare attraverso diversi stati, provando a vendere la sua ricetta culinaria.
Il suo “piano di marketing” era dire ai ristoratori che aveva una pietanza da far venire l’acquolina in bocca. Proponeva di offrire la ricetta gratuitamente, in cambio di una piccola percentuale sugli articoli venduti. Sembrerebbe un buon affare, non è vero?
Purtroppo, non era così per la maggior parte dei ristoranti. Sentì dirsi di NO più volte.
Ma anche dopo tutti questi rifiuti, non si arrese. Credeva che la sua ricetta di pollo fosse qualcosa di speciale. Fu respinto per ben più volte prima di sentire il suo primo sì.
Questa storia presenta una doppia morale:
Non sei mai troppo avanti con l’età per cambiare la tua vita Importantissimo è perseverare. Tenta finché non ce l’avrai fatta!
LA MIA CITAZIONE .
La morte non si augura a nessuno
nemmeno al peggiore nemico ,
egli è un umano che preserva le sue idee .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
IL RE SAGGIO .
Questa è la storia di un re che visse molto tempo fa in un territorio molto lontano, oltre il mare. Era un re molto saggio, che non risparmiava energie nel trasmettere le buone abitudini al suo popolo.
Spesso faceva cose che agli altri sembravano strane o insensate, ma ogni sua azione aveva la finalità di trasmettere i valori dell’impegno e della responsabilità.
Diceva: “Nulla di buono può arrivare a una nazione, in cui c’è chi si lamenta e si aspetta che gli altri risolvano i loro problemi per loro. Le cose buone della vita vanno a coloro che sbrigano le questioni con le proprie mani.”
Una notte, mentre tutti gli altri dormivano, il re mise una grossa pietra sulla strada diretta al suo palazzo. Quindi si nascose dietro una siepe, e attese di vedere cosa sarebbe successo.
Per primo venne un contadino con il suo carro pesantemente carico di grano, diretto al mulino per macinarlo. “Che razza di noncuranza è mai questa” – disse il contadino, mentre deviava girando intorno alla pietra con il carro. “Perché queste persone pigre non hanno rimosso quella roccia dalla strada?” E così continuò a lamentarsi dell’inutilità degli altri, senza spostare la pietra da dove era.
Poco dopo, un giovane soldato venne canticchiando lungo la strada; il berretto ondeggiava nella brezza ed una spada scintillante pendeva al suo fianco. Pensava a quanto coraggioso si sarebbe mostrato in battaglia. Il soldato non vide la pietra, ma la urtò con il piede e cadde nella polvere.
Si alzò in piedi, scosse la polvere dai suoi vestiti, raccolse la spada e imprecò rabbiosamente rivolto alle persone pigre e al perché avessero lasciato una pietra così grossa sulla strada. Poi anche lui se ne andò, non pensando di poterla rimuovere lui stesso.
Quindi il giorno passò. Tutti quelli che arrivavano si lamentavano e piagnucolavano perché la pietra giaceva sulla strada, ma nessuno la toccò.
Alla fine, proprio al calar della notte, arrivò la figlia del mugnaio. Era una ragazza che non si risparmiava, aveva lavorato tutto il giorno nel mulino ed ora era molto stanca.
Ma disse tra sé e sé: “È quasi buio, qualcuno potrebbe cadere su questa pietra nella notte e forse potrebbe ferirsi gravemente. La sposterò dal mezzo della strada.”
Così cerco di muovere la pesante pietra, tentò e tentò ancora, fin quando non ci riuscì. Con sua grande sorpresa scoprì che sotto di questa si trovava una scatola.
Sulla scatola vi era inciso: “Questa scatola appartiene a chi rimuove la pietra.” Aprendola scoprì meravigliata che era piena d’oro! Così la figlia del mugnaio si recò a casa colma di gioia.
Quando il contadino ed il soldato vennero a conoscenza di quello che era successo, si riunirono intorno al punto dove era situata la pietra, sperando di trovare un pezzo d’oro.
“Amici miei” – disse il re – “Incontriamo spesso ostacoli e oneri sulla nostra strada. Potremmo protestare ad alta voce cercando di passargli intorno se lo scegliamo, oppure possiamo sollevarli e scoprire quello che significano. La delusione è spesso il prezzo della pigrizia.“
Morale della storia:
ogni ostacolo che incontriamo ci dà l’opportunità di migliorare la nostra situazione, e mentre le persone pigre tendono a lamentarsi, gli altri creano opportunità attraverso il proprio buon cuore, la propria generosità e la volontà di concludere quello che si è cominciato.
LA MIA CITAZIONE.
Quando l'amore si intona con la tenerezza tutto diventa musica ,
in essa la melodia ,l'alone lucente del cuore .
IL VIANDANTE .
C’era una volta un viandante che camminava per i boschi. Quel sentiero lo avrebbe riportato a casa dopo tanti anni trascorsi viaggiando.
Era sera e la stanchezza iniziava a farsi sentire. “Meglio cercare un posto dove poter fermarsi a riposare e mangiare qualcosa” pensò, ma di taverne o locande non ce n’era nemmeno l’ombra.
Finché, cammina cammina, vide una casetta con le luci accese. Si avvicinò: dentro c’era un bel fuocherello che ardeva scoppiettante. Bussò quindi alla porta.
Arrivò ad aprire una vecchietta che lo squadrò dalla testa ai piedi.
Buonasera disse il viandante.
Cosa vuoi da me?! – rispose burbera la vecchietta.
Cerco solo un po’ di caldo ed un riparo per la notte.
Questa non è una locanda! E io non ospito estranei! Rispose ancora più arrabbiata la vecchietta.
Non essere così scontrosa, mia signora, non pensi che sarebbe un mondo migliore se ci aiutassimo l’un con l’altro?
Ah si? E chi aiuterà me? Io non ho nulla da darti, nemmeno un tozzo di pane…
Mi basta poter dormire sotto un tetto, non chiedo altro…
Dopo un po’ di insistenza, finalmente, la vecchietta lo fece entrare. Quando fu dentro casa, il viandante si guardò attorno: la casa era pulita, ben tenuta e con dei bei mobili e lui si accorse che la vecchietta proprio povera non doveva essere.
Così le domandò: Mia signora, lo so che ho chiesto solo un letto per dormire, ma possibile che non ci sia proprio nulla da mettere sotto i denti? Non ho da mangiare nemmeno per me, figurati se ho qualcosa da darti…
Mi spiace molto per te, comunque se tu non hai nulla da dare a me, forse ho io qualcosa da dare a te.
La vecchietta lo guardò con aria interrogativa, così il viandante continuò.
Viaggiando ho imparato alcuni trucchetti per preparare delle gustose zuppe usando solo alcuni sassi.
Solo dei sassi? Chiese meravigliata la vecchietta.
Certo, mi basta solo una pentola piena d’acqua e un mestolo, poi al resto ci penso io.
La vecchietta incuriosita corse a prendere la pentola, la riempì d’acqua e la mise sul fuoco.
A quel punto il viandante tirò fuori dalla tasca alcuni sassolini bianchi tutti lisci e tondi, li buttò nell’acqua della pentola e cominciò a mescolare.
La vecchietta guardava prima il viandante e poi la pentola curiosa e incredula.
Sono proprio curiosa di vedere come fai a fare una zuppa con solo dei sassi – disse.
Il viandante sorrise continuando a mescolare sassi di questa qualità fanno ottime zuppe, solo che stavolta non sono sicuro del risultato disse con un’aria preoccupata sai, li ho usati molte volte nei miei viaggi e penso che ormai non diano più il sapore di una volta ,se avessi solo una tazza d’orzo per rendere più densa la zuppa…
Ora che ci penso forse un po’ di orzo dovrei averlo – la vecchietta si alzò, andò alla dispensa e tornò con una tazza piena d’orzo, che il viandante versò nella pentola continuando a mescolare.
La vecchietta era sempre più incuriosita.
Se avessimo anche qualche patata e qualche carota, questa zuppa uscirebbe veramente buona ,ma inutile pensarci continuò il viandante.
Forse qualcosa in cantina dovrei avere disse la vecchietta, che si alzò e tornò con alcune patate, delle carote e anche una cipolla.
Il viandante le buttò in pentola e continuò a mischiare questa zuppa sarà proprio buona disse se ci fosse anche un pochino di carne avremmo un patto degno di una regina!
Degno di una regina?
Esclamò la vecchietta, che subito corse in dispensa e tornò con un bel pezzettino di carne tagliato a cubetti.
Il viandante prese e buttò nella pentola continuando a mescolare. Dopo un po’ disse che la zuppa era pronta, tolse i sassolini dalla pentola, e i due si misero a mangiare.
Fu una cena squisita, una delle migliori che la vecchietta avesse mai fatto.
No avrei mai pensato che da dei semplici sassolini potesse uscire una zuppa così buona! – esclamò alla fine la vecchietta.
Poco dopo andarono a dormire, entrambi passarono un’ottima notte, e al mattino il viandante trovò pure la colazione pronta!
Quando fu il momento di salutarsi, la vecchietta lo ringraziò immensamente per averle confidato il segreto della zuppa coi sassi.
Il viandante sorrise e le disse :basta avere qualcosa per darle un po’ di gusto!
E si incamminò per il sentiero che lo avrebbe riportato a casa.
MORALE .
Le anime buone girano per il mondo , a volte non le notiamo perché esse sono angeli .
QUI NE FACCIO POESIA SPIRITUALE.
Invocazione all'innocenza .
Lode di Davide .
Tratta e riadattata da me Giovanni Maffeo Poetanarratore .
Raccogli o Signore la causa dei giusti ,sia attento il mio grido ,la mia lode .
Porgi a me l'orecchio ,la mia preghiera :su le mie labbra senza inganno ne malignità , né vergogna .Venga da te ,la mia sentenza e i tuoi occhi vedano la giusta causa :
saggia il mio cuore ,la mia fede …
Scrutami di notte tra le ombre e guardami !
Lì s'invade l'anima mia ,il mio dolore ; quando il sole si addormenta su i tuoi celesti campi .
Provami oh Signore il peccatore !provami al fuoco ,sulla brace della vita ,non c'è malizia ,ma voglia di vivere e cantare la tua lode .La mia bocca non si è mai resa colpevole ,mai ! Nel volere l'altrui carne ,nel desiderare l'innocenza la purezza del solo amore .
E secondo l'agire degli umani ,seguendo le tue parole evito i sentieri della violenza ,cancello dal mio agire , la malevolenza ,io che sulle tue vie raccolgo semi ,con essi nutro il corpo mio .
Tieni saldi i miei passi e i miei piedi non vacilleranno .
Ti invoco mio Dio ! Dammi riposo ,dammi risposta ,porgi l'orecchio al mio udito ,ascolta la mia voce ,tu , che ci salvi dai nemici ,aiutaci ! Affida la tua destra e custodisci le lacrime che cadono .
Vieni oh signore , vieni , oggi è Natale e sulla tua terra c'è festa dell'amore ,salvaci da gli Empi ,dai malvagi ,dai traditi e i loro peccati .chiudi loro gli spropositi ,le inerzie futili .Fermali oh Signore , loro non sanno quello che fanno .Con le tue mani sazia di bontà l'anima mia , di umiltà fammi schiavo ,in amore dammi vita ed io guarderò l'eterno sole ,il tuo volto sarà il mio ,in ogni mio passo mi sazierò della tua presenza .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
QUI OLTRE ESOPO - CITO FEDRO .
Le favole di Fedro, come di Esopo prima di lui, fanno parte di una tradizione radicata sia in Oriente sia in Occidente: attraverso una narrazione piacevole questi scritti, infatti, dovevano arrivare a stimolare una condotta di vita prudente, laboriosa e cosciente di limiti e virtù.
Come accennato, nella tradizione occidentale la favola si lega indissolubilmente al nome di Esopo, personaggio vissuto tra il VII ed il VI sec. a.C. al quale viene attribuita la codificazione del genere.
Il corpus di favole di Esopo sarà poi ampliato e rielaborato da altri grandi autori come – appunto – Fedro, vissuto nel I secolo dopo Cristo ma anche Babrio (del II sec. d.C) e Aviano (vissuto nel IV sec. d.C).
L’opera di Fedro: le Fabulae
Fedro scrisse all’inizio del I secolo d.C la sua opera più famosa: Le Fabulae (il titolo completo è Phaedri Augusti liberti Fabulae Aesopiae). Questo testo si suddivide in cinque libri e nel prologo Fedro ammette di essersi ispirato all’autore greco Esopo, vissuto circa seicento anni prima.
Il fulcro della questione è che le favole debbano essere testi educativi e facilmente comprensibili da tutti e universali e proprio per questo vengono spesso usati come protagonisti gli animali. I caratteri etici del bene sono, così, rappresentati da agnelli, cani, uccelli e topi mentre nelle vesti del maligno troviamo gatti, lupi, leoni e rospi..
Infine, Fedro caratterizza le sue favole con un breve incipit o con una conclusione che spiega nel dettaglio a chi quelle righe sono rivolte
Favole con morale: ecco le cinque più famose
Ma ecco cinque fiabe famose di Fedro che nascondono un’importante morale; analizziamole insieme e scopriamo che – a tutt’oggi – sono ancora estremamente attuali e andrebbero presentate ai fini di una istruzione pedagogica e di un mantenimento delle virtù anche in età adulta…
La Volpe e l’Uva .
Iniziamo forse dalla fiaba più famosa dell’autore latino. Il testo della favola recita così:
Una volpe affamata arrivò davanti a una pergola carica di uva. Fece molti tentativi con balzi e rincorse ma l’uva era troppo in alto e non riuscì a mangiarne: “Non è matura”, borbottò, “Acerba non mi va”. E se ne andò.
Chi minimizza ciò che non sa fare ripensi a questa favola, è per lui.
La morale della favola è fin troppo evidente: è dedicata a chi usa minimizzare le proprie incapacità e invece di impegnarsi lascia le cose come stanno pensando che non serva dedicarsi ad un miglioramento personale.
LA MIA CITAZIONE .
I soldi danno la vista a gli orbi ,
dagli stessi perdono la vista .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
Il cane fedele .
Chi diventa generoso all’improvviso piace agli sprovveduti, ma non inganna chi conosce la vita.
Un ladro a notte fonda gettò un buon boccone a un cane per farselo amico:
Oh abbaiò il cane vuoi chiudermi la bocca perché non svegli il mio padrone? Starò invece molto attento affinché tu non ci guadagni!
Anche nel caso di questa brevissima favola la morale è evidente: se si è attenti e lungimiranti non ci si lascerà ingannare da false promesse. D’altra parte una generosità improvvisa ed immotivata può “conquistare” gli sprovveduti ma non chi si affida al ragionamento e all’esperienza.
LA MIA CITAZIONE .
La menzogna va a braccetto con l'assurdo .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
La rana scoppiata ed il bue .
Chi non ha possibilità e vuole imitare il potente, finisce male.
Un giorno la rana vide un bue al pascolo e presa da invidia per tanta grandezza gonfiò la pelle rugosa. Poi chiese ai suoi figli se fosse più grossa del bue : risposero di no. Tese di nuovo la pelle con sforzo maggiore e chiese ancora chi fosse più grande; risposero : il bue. Alla fine, esasperata, mentre cercava di gonfiarsi ancora di più, il suo corpo scoppiò e così morì.
Le manie di grandezza sono deleterie: ecco la morale della favola di Fedro. E se si cerca di atteggiarsi a ciò che non si è, senza restare umili, si rischia di finire male.
LA MIA CITAZIONE .
OGNUNO ha la sua dignità da proteggere ,
chi non la sa usare è un egoista .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
I due muli da soma .
morale della favola Continuiamo con un’altra fiaba e ne leggiamo qui di seguito il testo…
Due muli andavano con un carico sul dorso. Uno portava denaro e gioielli, l’altro due sacchi di orzo. Il primo marciava eretto, fiero, e ostentava sonagli luccicanti, mentre l’altro seguiva quieto e placido.
All’improvviso furono assaliti dai briganti che si gettarono sul mulo ricco, malmenandolo, e gli strapparono il prezioso carico. Al modesto carico di orzo nessuno fece caso.
Il derubato piangeva disperato, ma l’altro disse: “Sono felice di contare poco: nessuno mi ha ferito e niente ho perduto.”
La ricchezza è soggetta a molti rischi, chi possiede poco è più sicuro.
Ostentare ricchezza, opulenza e benessere senza dare una mano a chi ha bisogno e vive in povertà è il modo migliore per attirare calamità. Infatti, l’umiltà così come la gentilezza sono doti da coltivare. Proprio questo insegna questa favola latina, ancora oggi estremamente valida.
La mia citazione .
Nel corso della vita il treno dei desideri passa solo una volta ,
come la poesia viaggia nei pensieri ,
coglierla all'istante è magia .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
Il lupo ed il cane .
Quanto sia dolce la libertà, voglio esporlo in breve.
Un lupo magro e affamato incontra un cane ben pasciuto.
Da dove vieni così lucido e bello ? Cosa mangi per mantenerti così ? Io sono più forte ma patisco la fame.
Puoi star bene anche tu se vuoi, basta che presti lo stesso servizio al padrone
Quale servizio ?
Custodire la casa di notte e spaventare i ladri
Ma io ci sto ! Sono stanco di questa vita di stenti. Deve essere bello avere un tetto e riempirsi la pancia senza cacciare. Vengo con te.
Cammino facendo il lupo vide che il collo del cane era un po’ segnato: “Cos’è quel segno ? “
Oh ,non è niente.
Mi interessa sapere Qualche volta, mi tengono legato, perché possa riposare durante il giorno, e rimanere sveglio durante la notte. Ma alla sera posso girare liberamente, e mi danno da mangiare .
Ma se si ha voglia di uscire si ha il permesso ?
Ogni volta che si vuole, no.
Addio amico, preferisco mangiare poco in libertà che molto in prigionia .
Il valore inestimabile della libertà emerge prepotentemente tra le righe di questo dialogo tra un cane con collare e catena seppure con la pancia piena e un lupo libero di vivere la propria vita anche subendo dei disagi. Anche oggi questo valore è importantissimo e purtroppo si tende spesso a dimenticarlo.
Fedro dice che la libertà è “dolce”: termine che, seppure tradotto letteralmente in italiano, custodisce altri significati più profondi come ad esempio “cara” e “soave”.
IO DICO E CANTO A RIGUARDO UNA MIA POESIA
Libertà .
Datemi una vita libera
Non offuscate Dio ai miei occhi ,
Voi gente senza credo
Liberate , il mio cuore di pagliaccio.
Datemi il libero canto
Un’alba con il sole ,le rose pallide ,
Un fruscio di vento silenzioso
Che mi porta a te col mio pensiero .
Libertà dunque ?
Libertà d’amare ,di non spegnere l’ultima candela ,
Voglio la pace su questa terra
Voglio te che senti i miei rumori .
Voglio la luce che esce dalle ombre
Al chiarore della luna mi mostra il tuo viso
Essere un pastore tra i greggi dei dannati ,
Pascolare aria di olezzi e sensi logici .
Datemi il tormento che io posso capirne l’importanza
Dare a voi un senso ,una mano , per una carezza,
Una piena forza ,di freschezza e di vigore
Nei vostri visi , sia sempre presente , la bella giovinezza .
E il troppo voglio storpia
In bilico vivo i giorni ,
Tu anima sei la mia salvezza
La libertà ,d’ogni volgo e grandezza .
Di pura carne , acceco le mie pulsioni .
Giovanni Maffeo Poetanarratore.
Le Fiabe sono una raccolta delle storie fantastiche di Hans Christian Andersen.
Durante l'intero corso della sua vita l'autore e poeta danese Hans Christian Andersen ha scritto un totale di 156 fiabe, uscite in volume tra il 1835 e il 1872 e tradotte in più di 80 lingue. Tra di esse vi sono le storie più universalmente celebri del genere, tra cui La principessa sul pisello, Pollicina, La sirenetta, I vestiti nuovi dell'imperatore, Il soldatino di stagno, Il brutto anatroccolo, La regina delle nevi, Le scarpette rosse e La piccola fiammiferaia.
In onore dell'autore nel 1956 è stato istituito il Premio Hans Christian Andersen dedicato alla premiazione dei migliori scrittori di narrativa giovanile.
Tra i maggiori illustratori delle varie edizioni delle fiabe ci sono stati Lorenz Frølich e Vilhelm Pedersen.
UNA MIA POESIA .
Angelo bugiardo .
E fu così che a quel L' Angelo mentii il mio furore
ferito da rimorsi di grande peccatore,
fluttuavo nell'aria tra scrosci di pioggia sul manto erboso
da quel fato che mi rese cieco.
Lo delusi per il troppo ego !
Lo contrastai in un sogno vago:
era accanto a lei su di un altare;
pregava per il mio mal d‘amore .
Gli chiesi:Angelo bugiardo !
Angelo seguimi nella mia anima ,
vieni e cercarmi ,dammi aiuto
dammi le nevi dell'inverno ove il muschio è grigio .
Ma lui fu altezzoso poi generoso
mi prese sulle sue ali e mi porto in volo
accanto a lui mi mise la sua redenzione ,
e mi mostrò la cima d'una rosa .
Mi tese la sua mano …
Aveva il riso degli angeli mattutini …
quelli che nei giardini in fiore vengono chiamati elfi,
si fan vedere solo da chi ama la natura .
E vidi le stelle brillare, in alto altre luci
raggiunsi il suo viso lontano,
guardavo il palmo della sua mano;
per arrivare a sentire le note di un violino.
Tortuosa fu la strada avanzavo nella ferrea vita
mi accorsi del malizioso intuito, della mia ingratitudine
il bugiardo ero io , non avevo inteso di essere pentito ;
apparsi pietoso al mio angelo custode .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore.
L'ACCIARINO MAGICO .
La fiaba narra di un soldato, piuttosto avido di denaro, che tornando dalla guerra incontra una strega; questa gli chiede di calarsi in un albero cavo dove, sul fondo, troverà tre camere. Superata questa prova, egli avrà tutto il denaro che vuole.
Ogni camera è custodita da un cane: la prima da un mastino con gli occhi grandi come tazze che protegge un forziere pieno di monete di rame; la seconda da un cane con occhi grandi come macine di mulino che sorveglia un forziere con le monete d'argento; la terza da un cane con gli occhi grandi come l'Osservatorio di Copenaghen, che custodisce il forziere con le monete d'oro.
La strega chiede al soldato di andare a recuperare un acciarino appartenuto alla sua nonna; in cambio, rende mansueti i tre cani il tempo necessario al soldato per riempirsi le tasche di monete. Una volta risalito, il soldato chiede alla strega cosa vuole fare dell'acciarino: ella non gli dà risposta, così lui, spazientito, le taglia la testa con la sciabola.
Se ne va con le monete e l'acciarino. Da semplice soldato, ora si ritrova ricchissimo. Prende alloggio nella locanda più lussuosa del paese e un bel giorno, colto da un'indescrivibile curiosità, vuole andare a conoscere la principessa: si dice infatti che sia bellissima. Il re suo padre, però, la tiene rinchiusa in casa per evitare che la profezia si avveri, ovvero che la fanciulla sposi un semplice soldato.
Il soldato, non essendo abituato a possedere tanto denaro, presto si ritrova senza un soldo; deve perciò lasciare la sua lussuosa abitazione, ritrovandosi anche senza amici. Non ha più denaro neanche per una candela, allora si ricorda della strega e dell'acciarino, e scopre che se lo accende una volta compare subito il cane che custodiva il forziere con le monete di rame, se fa fuoco due volte quello che custodiva il forziere con le monete d'argento e, con tre scatti dell'acciarino, il cane del forziere con le monete d'oro.
Capito il trucco, il soldato chiede subito il denaro necessario per la locanda, dopo di che chiede al cane con gli occhi come tazze di portargli la principessa la notte stessa, e la bestia obbedisce. Mentre la principessa dorme, il cane la porta dal soldato in volo, lui la bacia, e il cane la riporta al castello.
Il giorno seguente, la principessa racconta al re e alla regina lo strano sogno: i regnanti decidono di far sorvegliare la camera della figlia da una dama, in modo da scoprire se sia realmente un sogno. Nella notte la dama vede il cane, lo segue fino alla porta del soldato, vi disegna sopra una croce con un gessetto per poterla riconoscere e poi torna al castello. Ma il cane si accorge del segno e fa una croce uguale su tutte le porte del paese.
La regina allora escogita un altro piano: mette un sacchetto pieno di farina sulla schiena della principessa in modo che lasci una scia bianca durante il viaggio. Questa volta il cane non si accorge di nulla, così il soldato viene rintracciato e catturato.
La sua sorte è di finire impiccato, ma mentre è sul patibolo chiede di poter esprimere un ultimo desiderio: prende il suo acciarino e fa fuoco tre volte. Compaiono i tre cani a cui chiede subito aiuto, ed essi attaccano gli spettatori, i giudici e anche i regnanti facendoli volare in alto e uccidendoli tutti.
Alla fine il soldato conquista la principessa e i due si sposano con l'approvazione del popolo; i cani rimangono i loro più fedeli servitori.
UNA MIA POESIA .
Ti guardo mentre sogni .
Sei vena nelle arterie
mi servi per scrivere pensieri ,
nei perversi versi delle distorte visioni .
Nel destarmi mi appari ombra !
Dal bellissimo incubo
rubi la mia anima ;
il desiderio per te rimane effimero.
E bruciasti di passione
il tuo no , si scagliò contro il vetro.
Fosti pietra ,martello sul l’ incudine
con forza lapidasti il nostro amore .
E mentre i rivoli di sangue scorrevano a fiumi
ti osservai come se fossi una bambola,
eri l’inutile contrasto che m’appariva vigoroso ;
la magica potenza dell’oppressione mia .
Abbandonavi così le mie carezze !
Negli oscuri labirinti ti smarrivi ,
perpetravi ogni evenienza ;
sulle spalle dei deboli t’appoggiavi .
Traslocarono in me l'essenza
e guardavo te mentre tu dormivi :
sagome d’amanti sbigottirono gli eventi ;
fosti tu l'inviolato amore .
Nell’austero silenzio ti tesi le mie mani ,
e fosti eruzione ,non servì il mio perdono
restasti gazzella ,avvinta come l’edera.
Ti guardo mentre sogni
nel mio inconscio dopo il giorno sei tu la notte ;
l’alcova del mio cuor crudele.
Giovanni Maffeo - Poetanarratore
LA PRINCIPESSA SUL PISELLO .
Un principe vive in un regno prospero. Raggiunta la giusta età, sua madre, la regina, decide che è venuto il momento di cercargli una sposa. Il principe non intende sposare una ragazza qualsiasi, ma una donna che si dimostri una "vera principessa", quindi viaggia per il mondo e cerca in tutti i regni, ma non ne trova nessuna che lo soddisfi.
Una notte di tempesta, una giovane bussa alla porta del castello, dicendo di essere una vera principessa. Sebbene nessuno le creda, la fanciulla viene invitata a restare per la notte. La regina decide di metterla alla prova e le fa preparare il letto mettendo un pisello verde sotto una serie di 20 materassi, 20 guanciali e 20 cuscini.
La mattina dopo, al risveglio, la regina le chiede come abbia dormito: la giovane risponde di non essere riuscita a chiudere occhio perché nel letto c'era qualcosa di molto duro che le ha dato fastidio per tutta la notte. La regina, felicissima di questa risposta, dichiara che solo una vera principessa può avere la capacità di sentire la presenza di un pisello sotto 20 materassi, e ordina di far celebrare immediatamente il matrimonio.
UNA MIA POESIA .
Alla fine c'è l'amore .
Perché non la curi questa malia femmina
forse , non trovi le parole ?
Le giuste forme per cantare la mia romanza
sulla mia testa carezzi la tua luce .
Ma alla fine c'è l'amore !
Come la pioggia si posa sulla pelle e da me ti ripari ,
io l'insistente , ti manderò dei fiori ...
con prepotenza, entro nella tua anima.
Alla fine mi doni i tuoi baci teneri
quelli che danno i brivido ai sordi echi ,
hanno il profumo di ruta e viole
ove il sacro s'affoga nel tuo abbraccio giace .
Si, tu sei il tenero cuore!
Con le dolci carezze fai la bambina ,
privo di sapienza salvo le apparenze
espio la nefasta gioia .
E invoco la potenza , la gloriosa anima ...
voglio prostrarmi a colei che amo ,
è lei che è la fonte nella mente mia
dal giovane fiore ne nasce frutto.
Ma , alla fine delle tante storie c'è l'amore !
Esso è chiuso ,è carcerato tra i freschi rivi ,
tra i bianchi velli e l'altro io che fui
sul maculato manto ,sul quale io ti voglio amare .
Giovanni Maffeo . Poetanarratore .
LA SIRENETTA .
La Sirenetta vive sul fondo del mare con suo padre il Re del Mare rimasto vedovo, sua nonna, e cinque sorelle maggiori. A quindici anni, secondo la tradizione delle sirene, le viene concesso di nuotare fino alla superficie per guardare il mondo sopra il mare. La Sirenetta ha così modo di vedere una nave comandata da un bellissimo principe, di cui s'innamora.
La nave viene travolta da una terribile tempesta, ma la Sirenetta riesce a salvare il principe e portarlo in salvo su una spiaggia vicino a un tempio; il principe ha perso conoscenza e non ha modo di vederla.
La Sirenetta passa i giorni che seguono sospirando e sognando del principe, e desiderando di avere un'anima e una vita eterna come gli esseri umani; il suo destino di sirena, infatti, è quello di dissolversi in schiuma marina.
Alla fine decide di recarsi dalla Strega del Mare, che le prepara una pozione che le consentirà di avere le gambe come gli umani, in cambio della voce, così le taglia la lingua; inoltre camminare sarà come essere trapassata dai coltelli e non potrà più tornare ad essere una sirena. Se entro un anno il principe s'innamorerà di lei e la sposerà, la Sirenetta otterrà un'anima e rimarrà con lui; se egli sposerà un'altra, il mattino dopo le nozze la Sirenetta morirà di crepacuore trasformandosi in schiuma di mare.
La Sirenetta beve la pozione e incontra il principe, che è attratto dalla bellezza e dalla grazia della fanciulla. La Sirenetta purtroppo non può parlare, e così l'attrazione che il principe prova per lei non si trasforma in vero amore.
Un giorno il principe si reca in un regno vicino in cerca di una moglie. Si scopre che la figlia del re di quel regno è una ragazza che aveva trovato il principe sulla spiaggia dopo il naufragio. Il principe si ricorda di lei come di colei che l'aveva salvato, se ne innamora e presto le nozze vengono annunciate.
La Sirenetta è disperata. Quando giunge la notte di nozze, le sue sorelle le consegnano un pugnale magico che hanno comprato per lei dalla Strega del Mare in cambio dei loro capelli. Se la Sirenetta, con quel pugnale, ucciderà il principe e bagnerà i propri piedi col sangue del medesimo prima del sorgere del sole, potrà sopravvivere e tornare ad essere una sirena. Ma la Sirenetta ama troppo il principe per farlo e al sorgere del sole si lancia in mare, dissolvendosi in schiuma di mare.
La sua bontà viene però premiata; anziché morire, la Sirenetta diventa una figlia dell'aria, un essere invisibile, con la promessa di ottenere un'anima e volare in Paradiso dopo 300 anni di buone azioni: per ogni bambino buono che riuscirà a trovare e a cui sorriderà le verrà risparmiato un anno di attesa; per ogni bambino cattivo invece piangerà, e dovrà aspettare un giorno di prova per ogni lacrima.
UNA MIA POESIA .
Angeli bianchi .
Fu un groviglio di pensieri la vita mia
Fu tenera l’infanzia ,amaro il confronto .
Andò come tutto il resto in quel tempo
Ove , Angeli bianchi mi coprirono le spalle .
Ci furono attimi di giubilo in cui sollevai il cielo
Pregai la madonna ,per essa lodai il paradiso ,
La bontà fu il mio pane e rovistai tra i fiori
Ritrovai l’arcobaleno nel sole
E a piedi nudi , raccolsi lo stelo dalla terra .
Furono gli Angeli bianchi a dirmi che tu non c’eri
In quel diluvio che spezzò il mio cuore
In quella strada si tracciò il mio destino ,
Squarciò il sanguinoso dardo di quell’inatteso amore .
Ad oggi ,prego ancora la santa donna
E odo doloroso il suo lamento ,
Le gioie dell’amore sono gli alchemici misteri
Vanno ad assopirsi ,tra le stelle del mattino .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
I VESTI NUOVI DELL'IMPERATORE .
La fiaba parla di un imperatore vanitoso, completamente dedito alla cura del suo aspetto esteriore, e in particolare del suo abbigliamento. Un giorno due imbroglioni giunti in città spargono la voce di essere tessitori e di avere a disposizione un nuovo e formidabile tessuto, sottile, leggero e meraviglioso, con la peculiarità di risultare invisibile agli stolti e agli indegni.
I cortigiani inviati dal re non riescono a vederlo; ma per non essere giudicati male, riferiscono all'imperatore lodando la magnificenza del tessuto. L'imperatore, convinto, si fa preparare dagli imbroglioni un abito. Quando questo gli viene consegnato, però, l'imperatore si rende conto di non essere neppure lui in grado di vedere alcunché; attribuendo la non visione del tessuto a una sua indegnità che egli certo conosce, e come i suoi cortigiani prima di lui, anch'egli decide di fingere e di mostrarsi estasiato per il lavoro dei tessitori.
Il re sfila senza vestiti nell'acquiescenza generale, in un'incisione dell'Ottocento ad opera di Vilhelm Pedersen (1820 - 1859)
Col nuovo vestito sfila per le vie della città di fronte a una folla di cittadini i quali applaudono e lodano a gran voce l'eleganza del sovrano, pur non vedendo alcunché nemmeno essi e sentendosi segretamente colpevoli di inconfessate indegnità.
L'incantesimo è spezzato da un bimbo che, sgranando gli occhi, grida con innocenza "Ma il re non ha niente addosso!" (o, secondo una variante, "Il re è nudo!").
Ciononostante, il sovrano continua imperterrito a sfilare come se nulla fosse successo.
UNA MIA POESIA .
A piene mani .
Con quali mani scrivo il mio verso ?
Quale sarà il vero canto …
può essere il degno gesto?
A piene mani l’impossibile raggiungo.
Elogio l’artista che in me si strugge !
Elogio la musa che mi dà voce,
del suo amore è luce accesa
è nei versi che lei si confida.
Che io possa divenire menestrello
per narrarvi la mia storia ,
l’uomo che svela i suoi arcani
malgrado fossi l’eretico burlone .
E un giorno leggervi il mio sogno,
in te la mia speranza resti ,
nel cuore mio ribelle basti
sei lo specchio in cui mi snudo.
A pieni mani la tua fedeltà afferro:
il bacio il bianco e il nero
il rovescio della medaglia ottieni,
penso al giorno ,al tepore delle tue ali.
Giovanni Maffeo Poetanarratore.
IL SOLDATINO DI STAGNO .
Due bambini, fratello e sorella, ricevono in dono un castello di carta, con figurine di carta, tra cui una ballerina con un lustrino dorato sul petto e un gruppo di 25 soldatini di stagno. A uno dei soldatini manca un pezzo di gamba perché è stato fuso dopo gli altri, con lo stagno avanzato. Ogni notte, quando i bambini sono addormentati, i loro giocattoli prendono vita. Il soldatino senza una gamba si innamora della ballerina di carta.
Fra i giocattoli c'è un pupazzo a molla a forma di diavolo, invidioso del soldatino di stagno, che lancia una maledizione sulla coppia condannandola a non essere mai felice. Il giorno dopo, infatti, il soldatino cade fortuitamente dal davanzale della finestra. Trovato in terra da due bambini, viene messo su una barchetta di carta e spinto in mare; la barca stessa poi affonda e il soldatino viene mangiato da un pesce. Per tutto il tempo, il soldatino resta coraggiosamente sull'attenti, col chepì dritto in testa.
Miracolosamente, il pesce viene pescato e finisce proprio nella cucina della casa da cui proviene il soldatino; recuperato dal cuoco, torna fra i giocattoli e dalla sua amata ballerina.
La crudeltà del diavoletto però non è sconfitta; il soldatino finisce questa volta nel fuoco, e inizia a sciogliersi. Nella stanza dei bambini, però, viveva una buona fata. Impietosita dalla sventura del soldatino, la fata ordina che il soldatino sia per sempre felice. Ed ecco allora un colpo delicato di vento, che fa volare nel fuoco anche la ballerina. Il giorno successivo, dei due non rimane che un cuoricino di stagno e un lustrino annerito dal fuoco. Era ciò che rimaneva di un grande amore .
UNA MIA POESIA .
A due passi dal tuo cuore .
A due passi dal mio cuore
c’è colei ha tremato ha udito la sua voce ,
ha desiderato il mio bacio...
sotto una pioggia bagnata dalle lacrime .
Per te ho dato fuoco alle streghe !
Sui roghi di un tempo antico ,
tra l'angosciato sogno il tuo amor per me s’immola,
si mostra coraggioso senza frivolezza .
Ma tu sei lì ,ferma ,immobile
sei a due passi dal mio cuore ,
rincorri fantasmi del passato ...
smuovi nuvole immote su stelle del tramonto .
E sciaborda la piccola onda spazia tempesta :
va oltre le bonacce estive,
nell’apparente calma tu l’icona
sei natura con la veste nuova il bagliore dell’estate .
Tra le fauci i sonori urli sacri
sudi attese di amplessi vigorosi,
allibita snidi i lobi del poeta ...
quando ti scrive di nascosto a piene mani .
Sei a due passi dal mio cuore entra !
da me , il tuo spazio è un buco nero ,
fatti avanti fammi arrossire ...
Ma tu dove sei ,per dirmi t’amo?.
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
I CIGNI SELVATICI .
Elisa è una principessa, che vive felice con i suoi undici fratelli. Un giorno, però, il re si risposa con una matrigna cattiva, che mette Elisa a balia in una casa di contadini e lancia un sortilegio sui maschi, trasformandoli in cigni selvatici.
Elisa cresce bella e buona e, quando compie 15 anni, il re suo padre chiede di vederla. La matrigna, allora, le prepara un bagno e nasconde nell'acqua tre rospi avvelenati, che dovrebbero trasformarla in un essere brutto e malvagio. A causa della sua bontà, però, il maleficio fallisce e i rospi vengono trasformati in tre papaveri rossi. La matrigna, furiosa, tinge il viso di Elisa, la veste di stracci e le scompiglia i capelli cosicché il re, vedendola, ne sia inorridito e la scacci dal castello.
Elisa vaga da diversi giorni per il bosco, dove incontra una vecchietta che le parla di undici cigni selvatici con la corona d'oro, che si vedono nel fiume lì vicino. Elisa segue il fiume e arriva al mare. Sul far della sera arrivano in volo gli undici cigni, che si ritrasformano nei suoi fratelli. I fratelli le raccontano dell'incantesimo che li rende cigni di giorno e uomini di notte, della loro vita al di là del mare, e del lungo e pericoloso viaggio che intraprendono una volta all'anno per tornare nella loro terra natale. Propongono ad Elisa di viaggiare con loro nella terra lontana, ed Elisa accetta con gioia.
Durante il viaggio sopra le onde, Elisa intravede il grande castello di nebbia della fata Morgana, dove nessun essere umano può porre piede. Una volta giunti nella terra al di là del mare, Elisa si rifugia in una grotta e sogna la fata Morgana che le spiega come poter salvare i fratelli: deve raccogliere a mani nude le ortiche accanto alla grotta, oppure nel cimitero, pestarle a piedi nudi e tesserle in undici tuniche da far indossare ai fratelli; per tutto il tempo non deve dire una parola, pena la loro morte.
Subito Elisa inizia questo lavoro, ma si presenta alla grotta il re del paese che, incantato dalla sua bellezza, la porta a palazzo con sé e organizza le nozze. L'arcivescovo è sospettoso nei riguardi di Elisa, credendola una strega, ma il Re non gli crede. Prepara ad Elisa una stanza tappezzata di seta verde, come la grotta in cui l'ha trovata e la sposa. Elisa è felice con il re, ma ogni notte va nella stanza verde a fabbricare le tuniche per i fratelli.
Quando finisce le ortiche, è costretta a recarsi al cimitero infestato di lamie, per raccoglierne altre. Viene vista dall'arcivescovo che, la volta successiva, porta il re con sé e accusa apertamente Elisa di stregoneria, trascinandola in tribunale. Elisa è condannata a morte dal popolo. I fratelli tentano di parlamentare con il re nottetempo, ma quando egli li raggiunge è già l'alba, e sono costretti a volare via.
In attesa dell'esecuzione, Elisa lavora febbrilmente per completare l'ultima tunica; sta per salire sul rogo quando giungono in volo gli undici cigni. Elisa getta le tuniche sul loro capo ed essi si ritrasformano, raccontando al re tutta la storia e scagionandola.
UNA MIA POESIA .
DALLE POESIE SULLA NEVE ANNO 2015 .
L’amore non ha tempo
So che non mi hai dimenticato
che mi leggi tra le righe ,
che è difficile lasciare in bianco un ‘insoluto ;
nelle celle ,d’ogni sogno folle .
Sarà per me eco di conchiglia
forse una liberazione …
O un ampio respiro riposto dagli indugi ;
da un’umiltà senza compiacenza .
Mi apparse reale quello che sentivo !
Ne ho fatto racconto e l’ho mutato ,
ci scrivo qualche verso per farne rima ;
qualche locuzione per ricomporre una storia .
L’amore non ha tempo !
Ha i secoli davanti ,
ha le romanze di amori furibondi ,
di musiche e canzoni ,di poesie passionali .
È corto il treno della vita ,fa solo una fermata !
Poi lascia il passo al primo convenuto
al passero che cinguetta la boeme ,
fa cip , cip , C'è il tiro al piccione .
Forse son retorico e metto troppa carne al fuoco ?
Dovrei star zitto e pigliarmi il contenuto …
dovrei guardare dove ficcare il naso ;
aprirmi ad ogni chiarimento ,ogni incomprensione .
Grottesca è la vita !
A tal punto che di paradosso si abusa :
stravolge lo scettico e l’eccentrico poeta ;
amor non vide , amor non duole . . .
La metto in chiave ironica per essere concreto :
anche la passione ha il suo bel da fare ,
la lettura e il suo dazio doganale
frivolo si congela l'apparenza d'essere buono.
.
Orbene ,l’amore non ha tempo !
È una incognita totale …
Come quel detto del melone :
se esce bianco il rosso prende il volo .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
IL BAULE VOLANTE .
Un giovane, figlio di un ricco mercante, dopo aver sperperato in cose vane tutta l'eredità, rimane con solamente pochi scellini, un paio di pantofole ed una vecchia vestaglia; un amico gli invia un baule per poter così raccogliere le proprie cose. Non avendo nulla da mettervi, vi entra lui stesso dentro.
Il baule è un oggetto incantato, che prende immediatamente il volo e lo trasporta in terre lontanissime, là ove vivono i turchi. Egli utilizza il baule magico per poter far visita alla figlia del sultano, fatta rinchiudere in una torre a causa d'una profezia nefasta: il suo matrimonio sarebbe stato infelice.
Il giovane riesce però a convincerla a sposarlo; quando i genitori afflitti vanno a farle visita, ecco che riesce ad impressionarli talmente dalla bellissima fiaba raccontatagli che presto li convince a dare il loro consenso al matrimonio. Per celebrare degnamente le nozze imminenti il giovane acquista dei fuochi d'artificio; uno di essi, tornato sulla terra, fa partire una scintilla che incenerisce il baule fatato.
Il giovane, non potendo più tornare dalla principessa rinchiusa nella torre, comincia a vagare per il mondo raccontando favole, ma non sarà mai più felice come prima.
UNA MIA POESIA .
A due passi dal tuo cuore .
A due passi dal mio cuore
c’è colei ha tremato ha udito la sua voce ,
ha desiderato il mio bacio...
sotto una pioggia bagnata dalle lacrime .
Per te ho dato fuoco alle streghe !
Sui roghi di un tempo antico ,
tra l'angosciato sogno il tuo amor per me s’immola,
si mostra coraggioso senza frivolezza .
Ma tu sei lì ,ferma ,immobile
sei a due passi dal mio cuore ,
rincorri fantasmi del passato ...
smuovi nuvole immote su stelle del tramonto .
E sciaborda la piccola onda spazia tempesta :
va oltre le bonacce estive,
nell’apparente calma tu l’icona
sei natura con la veste nuova il bagliore dell’estate .
Tra le fauci i sonori urli sacri
sudi attese di amplessi vigorosi,
allibita snidi i lobi del poeta ...
quando ti scrive di nascosto a piene mani .
Sei a due passi dal mio cuore entra !
da me , il tuo spazio è un buco nero ,
fatti avanti fammi arrossire ...
Ma tu dove sei ,per dirmi t’amo?.
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
IL GUARDIANO DEI PORCI .
Un povero principe che ha un piccolo regno vuole sposare la figlia dell'imperatore e le invia in dono un usignolo del bosco e una rosa che cresce presso la tomba di un re solo una volta ogni 5 anni. La principessa però respinge sdegnosa gli umili regali, in quanto cose realissime e naturali e non costruite artificialmente.
Il principe allora si traveste ed assume il ruolo di porcaro al palazzo di lei. Una volta giunto sul posto di lavoro crea una casseruola musicale; la principessa corre attraverso il fango fino alla capanna del porcaro, disposta a pagare anche con 10 baci l'insolito strumento. Quando poi il guardiano dei porci crea un sonaglio, la principessa arriva a pagare addirittura con un centinaio di baci.
L'imperatore, profondamente disgustato del fatto che la figlia si riduca a baciare un porcaro per ottenere gli strumenti musicali da lui creati, finisce con lo scacciarli in malo modo tutti e due. Il principe, dopo aver così giudicato la giovane principessa indegna del suo puro amore, si lava il viso, indossa il suo abito regale e nella sua nuova veste la rifiuta davanti a tutti, proprio come aveva fatto suo padre con lui.
La principessa viene lasciata tristemente da sola fuori dal portone del palazzo di lui a cantare.
UNA MIA POESIA .
Siamo l'ombra di un sogno .
Allo scadere degli ultimi giorni vivo te figlia delle stelle
al corteggio dei miei anni al tuo risveglio …
folgoro la gioia del mio fato , il tempo folle ,
ove l'aria viva abbella il tuo sentiero .
Siamo l'ombra di un sogno !
La ricchezza infinita di una storia :
il premio di consolazione per averti amata ,
ove in ogni suono loda il tuo bacio .
Non morire anima stammi accanto
consola la mia vita i tuoi occhi nei miei
voglio i tuoi caldi seni , il capriccio innamorato
la voce triste dei tuoi canti ebbri .
Resta principessa recita ancora l'estasi
vieni e siedi con me in riva al mare ...
impariamo assieme le parole del cuore ,
l'insaziabile profumo dei calori amari .
Dammi i tuoi carboni accesi
Noi siamo l'ombra di un sogno !
Chissà se ti vedrò nel mio ?
Forse ci sarà la scossa dei sussulti .
Sorprendimi cavalca con me le vie dell'universo.
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
L'ANGELO .
Un angelo sta scortando un bambino appena morto verso il cielo; prima però vagano per un po' sulla Terra, visitando i luoghi a lui più cari. Lungo la strada scorgono i fiori destinati ad essere trapiantati nei giardini celesti. L'angelo conduce allora il bambino verso una zona povera, dove in mezzo ad un campo giace un giglio morto sopra ad un mucchio di spazzatura.
L'angelo recupera il fiore spiegando che aveva allietato un ragazzo zoppo prima di morire: infine l'angelo rivela che era stato lui stesso quel ragazzo.
UNA MIA POESIA .
Sul campo del mare.
È surreale la schiumosa onda
Sbatte violenta le sue ali profonde ,
S’inonda , s’infrange …
La luce la carezza !
La coccola coll’azzurro del cielo .
Si spande su sabbia cocente
Sinuosa coltiva il fiore del sole ,
Refrigerio emana …
Solo un sussurro di voce
Gli veste un rosso leggero .
Sul campo del mare
C’è una sirena fanciulla …
Col viso ovale e labbra scarlatte ,
Ha gli occhi azzurrini
E il sorriso dei buoni ;
Ha l’amore a portata di mano .
Lei soffre ancora ,
non si rassegna !
Ogni mattina apre la finestra del cuore ,
Lei non sa , lo ignora …
Che il suo giardino gli tende l’oblio .
Sul campo del mare c’è una rosa spinosa !
È impettita , scontrosa …
Vuole arrossire alla febbrile attesa ,
Vuole il suo amore che ha perso per strada .
Di lei si narra :
Che ha dato colore al pallido giglio ,
Che ha ispirato il grande poeta …
Egli gli è distante ,
Gli è vicino ,
Coll’anima di un bambino , la venera !
Un bacio gli porge …
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
L'USIGNOLO .
L'imperatore della Cina vive in una reggia contenente incantevoli giardini invidiati in tutto il mondo. Un giorno scopre, leggendo i componimenti scritti dai migliori poeti che hanno visitato i suoi possedimenti, che la più bella cosa esistente entro i confini del suo vastissimo impero è il canto di un usignolo; la sua melodia accompagna le uscite notturne del pescatore, il suo cinguettio incanta i visitatori di tutto il pianeta.
Sorpreso di essere venuto a conoscenza di una simile meraviglia dai libri e non direttamente, ordina che l'uccello sia immediatamente portato al proprio cospetto per esser giudicato. Una cameriera delle cucine (unica a corte che sappia dove risieda) si dirige svelta nella foresta nel luogo dove l'uccello si trova. L'usignolo s'impegna a comparire a corte davanti all'imperatore. Questi si scioglie in lacrime ascoltando il canto dell'uccello, e decide di tenerlo in cattività, perché diventi la più grande attrattiva del suo palazzo.
Un giorno, tuttavia, gli viene recapitato un pacco contenente un usignolo artificiale, in tutto simile a quello vero, tempestato di gioielli, rubini e diamanti. Un nastro attorno al collo del carillon reca la scritta: «Usignolo meccanico offerto in dono dall'imperatore del Giappone per l'imperatore cinese». Entusiasta, il sovrano fa esibire il finto uccello a corte, per confrontarlo con quello vero. Il carillon delizia i cortigiani - solo il pescatore riconosce che nel suo cinguettio manca qualcosa -, mentre quando giunge il turno del vero usignolo si scopre che questi è volato via. Tutti lo accusano di tradimento e lo dimenticano: la bestia artificiale, la cui melodia è perfetta ma sempre uguale, viene posta accanto al letto dell'imperatore. Dopo qualche anno, a causa dell'uso eccessivo, l'uccello meccanico si rompe; poco dopo l'imperatore s'ammala gravemente ed è ormai prossimo alla morte.
Mentre si dibatte nel suo letto di dolore, assillato dal pensiero delle azioni compiute in vita, supplica il finto usignolo di scacciare i fantasmi e la morte con il suo canto, ma il giocattolo meccanico rimane muto. Improvvisamente, sopraggiunge il vero uccello. Persino la morte rimane talmente scossa dal suo canto da abbandonare in lacrime il corpo del malato, che così può prestamente guarire. Il sovrano, commosso, chiede al volatile come ricompensarlo, sentendosi rispondere che le lacrime di commozione versate un giorno a corte per lui dal sovrano lo hanno appagato assai più di qualsiasi ricchezza. Promette di tornare a cantare per l'imperatore in futuro, a patto che non riveli a nessuno da dove proviene la fonte della sua serenità e della sua rinascita.
Così, alla fine della fiaba, i cortigiani entrano nella stanza dell'imperatore convinti di doverne constatare il decesso. Questi, in piena forma, augura loro il buongiorno.
UNA MIA POESIA .
Vivo quando ci sei .
Come zagare al vento il tuo volto spandi
in puri palpiti di sentimenti in volo ...
Vieni nel sonoro tempio
ove io incontro gli innocenti tonfi.
Si, sei tu la musa !
E non posso immaginarti nuvola ,
o pioggia , o fantasma o sirena
Tu esisti ed io ti vedo eterea .
Vivo quando ci sei , ti sento sai !
Dentro me ,dentro te già tuonano gli ormoni ,
bizzarri impazziscono al pensiero di un tuo bacio …
ove limpida scorre la meta della tua lunga vita .
Io che vivo solo quando ci sei è una sensazione unica !
È come essere trascinati in volo ,
infondermi nell’immutabile bagliore ;
tra i sospiri ti rivelo i miei segreti .
Tu la frontiera invalicabile il ghiaccio che si fonde !
Di seta vesti la fresca rosa ,
vieni in me nell’alba scura all'imbrunire della sera ;
mi appari radiosa e piena di vittoria .
Porti con te la il sogno di una farfalla
ove proteggi il buio dall’inverno :
mi dai luce e mai potrai toccarmi ,
indifesa muti la tua coscienza .
Vivo quando ci sei è come vederti da vicino
rincorrerti come fanno i bambini
sotto un manto di stelle al chiaro della luna ,
dove io incontro i tuoi innocenti tonfi.
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
IL BRUTTO ANATROCCOLO .
All'interno di una nidiata di anatroccoli, se ne distingue uno dalle piume grigie, particolarmente grande e goffo. Sebbene la madre cerchi di accettarlo nonostante le sue differenze, il piccolo viene emarginato dai suoi simili; il duro trattamento che gli viene riservato lo induce ben presto a prendere la decisione di fuggire.
L'anatroccolo vaga senza meta e privo di ogni aiuto fino al calare dell'inverno, rischiando persino di morire congelato. Sopravvissuto miracolosamente, il protagonista giunge presso uno stagno dove vede nuotare un gruppo di splendidi cigni. Attratto dalla loro bellezza, gli si avvicina, e rimane enormemente sorpreso in quanto le eleganti creature gli danno il benvenuto e lo accettano; guardando il proprio riflesso nell'acqua, si accorge che lui stesso è diventato un bellissimo cigno bianco.
UNA MIA POESIA .
SULLE TRACCE DI NOI .
Passavano i giorni gli attimi della vita mia
passava il tuffo del delirio le azzardate sfide ,
gli incontri furtivi i baci dati sotto la neve
poi a letto col mal d'amore ...
Passavano i giorni ,la bella favola
l'incertezza ci spronava ,
ci solleticava la poesia l'idea a segnare la storia
sulle platee le pretese opprimevano lodi .
Dai boriosi versi i confusi segnali
premiò la costanza i pochi rimasero poeti ,
sorde le parole il cuore le assorbiva ...
finché nel sonno trovammo il piacere della carne .
E fu la nostra natura vera a farci innamorare
l'incoscienza dell'azzardo il rischio di osare ,
con tenacia i sorrisi divennero ribelli
negli inquieti pensieri vibrò l'amore .
Oggi nelle galassie infinite lasciamo tracce di noi
su un pianeta smarrito ,chissà dove?
Lasciamo l'ispirate parole scritte col cuore
una avventura tenendoci per mano .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
L'UOMO DI NEVE .
La fiaba racconta di un pupazzo di neve che passa tutto il giorno a fissare l'interno della abitazione di chi l'ha costruito, potendo scorgere dalla finestra una stufa, di cui si dichiara innamorato con l'unica compagnia che sembra essere in grado di parlare con lui, un saggio cane. I giorni passano, e il pupazzo di neve continua a struggersi continuando a contemplare ed ammirare la stufa durante la notte (durante il giorno le finestre sono ghiacciate). Una volta che l'inverno finisce, l'uomo di neve si scioglie, ed il cane capisce finalmente il motivo del suo amore per la stufa. Il pupazzo era infatti costruito intorno ad un raschiatoio della stufa, e soffriva per la malinconia di non potersi riunire ad essa.
UNA MIA POESIA .
Romanza .
Chi mai da al cuore voce mesta
Quando piange la perduta fede ?
Chi mai mi farà felice se tu donna fuggi dai miei baci ,
Dammi il cielo la calura della tua brace .
Il tuo regno, il tuo paradiso
Tu l’emblema d’ogni bellezza e malizia
Labbro colpevole ove aliti profumi ,
Lì fatale occhio fa ricco il pianto mio .
Sei tu, dunque la donna permalosa ?
Animi l’eco della mia melodia ,
Sei, la romanza delle mie ispirazioni
Mi rendi mercante di vita su una platea rosa .
Romanza hai il viso di fanciulla !
Il sorriso dell’arcobaleno ,
Tra le gote il tiepido ruscello :
Donna , moglie , amante ,
Il fiore dei giorni miei .
Tu romanza sei femmina !
Il dormiente spirito che alba l’anima ,
Sei corda d’arpa , di chitarra
Tesa , nell’estasi , mi dai energia .
Sei romanza l'anima ricca della mia musica
nel mio petto batti il ritmo dei miei sensi ,
vena aulica dei miei pudori nel tuo cuore approdo
meta di lunga via ove le tue frecce mi giungono da lontano .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
LA VERGINE DEI GHIACCI.
Viene narrata la vita di Rudy, un ragazzo che, avendo perduto entrambi i genitori, deve andare ad abitare insieme ad uno zio. La madre del giovane è rimasta uccisa cadendo in un crepaccio mentre stava tenendo in braccio Rudy, che poi è stato salvato attraverso un bacio della fanciulla dei ghiacci.
Lungo tutto il corso dell'esistenza del bel Rudy, la giovane vergine dei ghiacci rimane incrollabile e fermamente protesa nei suoi tentativi di conquistarlo. Divenuto adulto, Rudy incontra e s'innamora di una ragazza di nome Babette e stanno quasi per sposarsi quando la fanciulla di ghiaccio riesce finalmente a vincere il suo cuore.
Rudy annega la notte prima del matrimonio; può così esser fatto re e consorte della vergine dei ghiacci.
UNA MIA POESIA.
DALLE POESIE SULLA SABBIA ANNO 2018
Tra gli echi le tue stagioni .
Odo lamenti da mille voci
tento da afferrarle per darle pace ,
in vano le rincorro fuggono nei travagli …
e come se non volessero sentirmi han le orecchie sorde .
Hanno il bavaglio dentro il cuore !
Piangono miseria per non morire ,
fuggono da cuori infranti e meandri fatiscenti ;
dalle loro stesse paure create dall'incertezza della vita .
Fuggono da primavere strambe e autunni cechi
da amori violenti e bizzarre seduzioni ,
da una guerra di parassiti e anime bugiarde
ove la sola realtà si salva nell'apparenza .
Ed io nel mio pensiero ho la musa fragile
per lei ho eretto un fantastico castello !
Voglio darle il nobile regno la dimora del mistero assurdo ;
la chiave che apre il paradiso .
Si , tu , la principessa donna , festa d'ogni giorno
quella che dà , sospiri e sogni ...
Affliggimi dunque , finché puoi …
ove nell’inferno mio già giace il freddo gelo.
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
LA FANCIULLA CHE CALPESTO' IL PANE .
Inger è una bambina di umile origine ma molto orgogliosa e superba, fin da piccola inizia a manifestare cattiveria divertendosi a torturare gli insetti. Crescendo diventa una bella fanciulla e al contempo aumentano i timori della propria madre che teme di restare addolorata a causa del comportamento della figlia.
Dopo essersi recata in campagna a servire in una famiglia molto distinta per circa un anno, la padrona la invita ad andare a trovare i propri genitori almeno una volta. Inger è stata accolta da quella famiglia come una figlia e tutta ben vestita accetta di andare a visitare i propri genitori, ma solo per mettersi in mostra di quanto era divenuta distinta. Giunta in paese vede la madre intenta a riposarsi dopo avere raccolto un fascio di legna nel bosco, decide così di tornare indietro, per vergogna di avere una madre stracciona.
Passati altri sei mesi la padrona di casa invita nuovamente Inger ad andare a trovare i genitori, dandole un grosso pane bianco da portar loro in dono. Con indosso il vestito migliore e le scarpe nuove, la fanciulla si incammina verso il sentiero; quando lungo il percorso si imbatte in una zona paludosa e fangosa getta il pane sul fango per passarci sopra onde evitare di bagnarsi le scarpe. Ma pian piano, dopo avere messo un piede sul pane, Inger comincia a sprofondare fino a scomparire.
La fanciulla è sprofondata fino ad arrivare dalla donna della palude che fa la birra, in un posto che è molto più ripugnante di una cloaca, pieno di vasche terribilmente maleodoranti, di rospi e grosse bisce. In quel momento il diavolo e la sua malvagia bisnonna stavano facendo visita alla donna della palude, e quando la bisnonna nota Inger e ne riconosce l'attitudine chiede di poterla portare all'inferno per usarla come statua all'ingresso del suo pronipote. La giovane viene a trovarsi in un luogo pieno di anime tormentate, e il suo stesso tormento consiste nello stare rigida come una statua fissata al pane che ancora si trova sotto i suoi piedi.
Inger riesce a muovere solamente gli occhi e dopo un certo tempo comincia a patire la fame: ai suoi piedi si trova attaccato il pane ma lei, così immobilizzata, non può in alcun modo raccoglierne nemmeno un pezzetto. Nel frattempo sua madre piange addolorata la propria figlia e le sue lacrime la raggiungono fino all'inferno. Sopra, nel mondo terreno, si diffonde il racconto della fanciulla superba che calpestò il pane e viene pubblicamente biasimata per il suo comportamento malvagio. Un giorno una bambina, dopo avere udito la storia di Inger, si impietosisce scoppiando a piangere. Per la prima volta Inger non si era sentita incolpare e le parole di quella bambina innocente le toccano il cuore.
Passati gli anni la madre di Inger, ancora addolorata per la figlia, muore e i padroni presso cui la giovane serviva diventano oramai vecchi. Quella bambina che tanti anni fa pianse amaramente per la sorte di Inger pure è invecchiata a adesso è in procinto di morire; dopo essere morta può vederla e scoppia in lacrime nel Regno dei Cieli come una bambina. Inger viene sopraffatta dall'amore divino, un raggio di luce brilla nell'abisso e tutto a un tratto Inger diventa un uccello che si alza in volo verso il mondo terreno rifugiandosi in buco in un muro diroccato. Può così ammirare in pieno tutta la bellezza del creato e quando va a mangiare le briciole di pane ne mangia solo un po' lasciando tutto il resto agli altri uccelli. Quando le briciole di pane che ha distribuito raggiungono il peso dell'intera pagnotta che Inger aveva schiacciato, l'uccello diventa una rondinella marina dalle ali bianche e sparisce nel cielo verso il Sole.
Hans Christian Andersen.
TRATTE Dalle nuove edizioni .E Wikipedia, l'enciclopedia libera .
UNA MIA POESIA.
LA FOCE DELL'ANIMA .
Dalle poesie sulla sabbia anno 2020 .
E penso ai tuoi occhi verdi musa
fuggiti da me da una assopita vita ,
da una foce chiamata anima ...
ove la pigra mente si trascina sulla terra .
Ed è la tua giovinezza ,la vergine madre
panacea piena ove il verso amoroso sorge dalla neve ,
ove c'è un petto che batte ineffabile vuole essere cullato
di vero credo di prospetti e forme.
Dammi pace anima ...
io resto tra i lampi ,tra i reflussi e flussi ,
tra i versi che tu donna mi ispiri
ove inscena il tuo amore fluido .
Spuma il sangue tra le vampe del fuoco
sparge pudore su raggi di sole ...
indugia l'ingenua malizia l'odorosa pelle
emana profumi come se fosse miele .
Ed è nei sospiri della notte che ti fai vena
fai ballare i sensi , i tediosi spasmi ...
germogli la rugiada dal soave fiato ,
nello scosceso clivo orli il tuo corpo di verde natura.
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
BENE !!! PER CHI MI SEGUE VI NARRERO' ALCUNE MIE STORIELLE ,NON SONO FAVOLE MA DANNO UN SENSO DI SIMILITUDINE ALLO STESSO -
Dalle storie di Giovannino
Giovannino fa le valige.
Gli anni passavano come il vento e l’infanzia era oramai alle spalle ,si faceva avanti l’adolescenza con i suoi primi sintomi di frenesia ove i profumi affioravano il sentire di Giovannino .Il cambiamento era nell’aria ,come la musica ,il vestire ,la voglia di vivere quell’epoca del dopo guerra .cominciavano gli anni sessanta ,un’era che ha segnato la storia .Forse è troppo presto di parlare di valige ,perché Giovannino prima di andare via dal suo paese ha molte altre storie della sua infanzia da raccontare .In questa prima parentesi si dà accenno al suo tempo in cui si fecero i preparativi per emigrare in terra Bergamasca ,infatti tende a portarsi avanti per poi tornare indietro ,ma che comunque altre storie sue vi verranno narrate .
Dopo il lungo inverno passato alla casa di campagna Giovannino si prepara con i suoi a emigrare in terra bergamasca , era l’inizio della primavera e le prime gemme spuntavano dai rami ,si accorse che molte erano le cose da fare :salutare gli amici ,quelli con cui aveva trascorsi momenti felici ;c'era Amedeo Falgitano ,Giuseppe Picardo , amici stretti ,amici per la pelle ,quante le avventure fatte assieme ! Di recarsi a Candida paese di suo padre a salutare la zia Francesca e lo zio Luigi Cavallone e i suoi cugini ,la sua nonna Giovanna Cutillo , la nonna paterna, che in quel tempo era ritornata al suo paese di Candida ,lei nacque comunque a Boston in America ,poi tornata in Italia con suo padre che emigrò negli anni precedenti alla sua nascita .Giovannino oltre che andava dalla sua nonna ,doveva recarsi dal ciabattino e salutare tutti ,insomma un da fare che ci volevano giorni per completare tutte quelle visite . Lasciava la sua amata terra e nel cuor suo c’era un velo di tristezza ,capiva che lasciava qualcosa di cui lui ne era innamorato , la gente con cui aveva condiviso il bello della sua prima infanzia ,le prime emozioni e gioie ,le scorribande nei campi e le varie corse che spesso aveva fatto giù per la strada sdrucciola dove c’era ,c’è la chiesetta della sua madonna ,la madonna incoronata ,dal viso dolce ,col suo bimbo imbraccio e la corona sulla testa ,spesso chiamata da Giovannino , la Madonna incoronata , li a pochi passi il laghetto dove con gli amici passavano momenti a guardare le rane i Gerini appena nati .
Correva Giovannino ,correva ancora lungo quella strada ,correva e non lo fermava nessuno ,correva tra il vento e la pioggia tra le foglie che l’autunno si era lasciato alle spalle e l’erba fresca appena germogliata ,tra i primi ciclamini e i canti di uccellini che annunciavano la nuova primavera ,sentiva in se una nuova vita e a quella prossima che lo attendeva . Dopo aver salutato tutti ,un pomeriggio di una giornata di sole si recò nei campi dove suo padre aveva lavorato ,si avvicinò ad ogni albero di frutto alle viti ai ruscelli ,ad ogni angolo dove lui era stato e passato momenti di quiete di armonia dove lui ne aveva raccolto gioia e si era sfamato con i frutti e la sua sete e fame ,si recò sull’aia e ballò la danza dell’addio .
Pianse e rise e girandosi intorno guardò il cielo azzurro mentre l’aria fresca lo invadeva e colse l’abbraccio del sole. Colse l’attimo del cambiamento che per lui incerto ma sorprendente .Aveva solo dieci anni Giovannino a quell’epoca e un altro mondo lo attendeva ,altre strade da percorrere altre storie diverse da raccontare ,di un tempo fanciullo ,di nuovi amici ,di un inizio che ancora in lui era sorpresa e non sapeva cosa lo aspettasse ,recarsi in una città del nord Italia era per lui una enorme meta ,come se fosse una montagna da valicare ,da raggiungere quasi a piedi ,e si,che lui di corse ne faceva,era il più veloce del paese che a quei tempi solo lui e un altro dal nome Gerardo erano capaci , anche lui rosso di capelli ,e nelle gare che facevano intorno al paese quasi sempre uno dei due vinceva . Lasciava la festa patronale ,i fuochi d’artificio ,le bancarelle e il muso del maiale ,questo cotto veniva mangiato con il limone ,lasciva le luci colorate che in quella ricorrenza venivano messe in tutto il paese ,la banda che suonava sul palco e i cantanti che allora rallegravano le serate di festa , questi erano cantanti famosi che negli anni sessanta giravano al sud ,per le feste patronali ,lasciava la sua chiesa dove piccolino si recava a pregare ,il monte Serrone , i santuari che la sua nonna gli aveva fatto conoscere,il monte Vergine ,il monte sacro, dove i devoti facevano voto di penitenza recandosi su a piedi .
Lasciava la sua micia ,il suo cane ,che capiva che se ne andava e gli faceva le fusa,il suo cane gli scodinzolava la coda e faceva bau,come dire:perché te ne vai? La stazione dove spesso si era recato per andare al cinema ad Atripalda un paese limitrofo ad alla città di Avellino ,rivedeva la fattoria della nonna Giovanna e quella della nonna Luisa e nel suo stomaco tutto si ristringeva ,ma oramai era un giovanotto con una folta chioma riccia si sentiva un uomo o quasi.
Arrivato il giorno della partenza e preparatosi la sua valigetta di cartone con pochi panni dentro e poche cose sue personali ,lui e la sua famiglia si incamminarono a piedi alla stazione del suo paese Salza Irpina a prendere il treno per Avellino ,da li poi per Napoli e da Napoli a Milano per poi seguire il percorso per Bergamo .
Giovannino partì da quella terra nel lontano 1961 e fu ospite in terra bergamasca ,seguiranno altre storie che narreranno i precedenti e i proseguimenti ,altre avventure ,l’arrivo alla città antica della bella città di Bergamo.
Giovannino Giovanni Maffeo - Poetanarratore.
GIOVANNINO E LA LUPA -
La casa di campagna dove allora abitava Giovannino non era molto lontana dal monte Serrone e abbastanza vicina al Monte vergine ,questo ultimo risiede il santuario della madonna di Monte vergine. Su questo monte e altri vicini alla vallata già dall’antico tempo i lupi sono sempre stati presenti dando persino vanto alle popolazioni di quei luoghi ,fregiandosi su stemmi e bandiere agonistiche di squadre sportive:il classico detto dei lupi Irpini.
In quei periodi degli anni invernali e cioè verso Dicembre nevicava molto e la casa di Giovannino si ammantava di neve ,tutto intorno e per la campagna era uno spettacolo unico ,si stava spesso accanto al camino e quello era l’unica fonte di calore per riscaldarsi e a volte serviva anche da cucina ,li si metteva un arnese sulla brace ,chiamato tre piede fatto di ferro battuto e su di esso le padelle per cucinare il cibo .
Di sera si ricuperava la brace e si adagiava in un grosso braciere ,questo si portava nella camera da letto e si dava un po’ di calore alla stanza ,per questo da fare era incaricato Giovannino che premuroso e attento lo adagiava nel centro della stanza con in parte un contenitore di acqua per assorbire l’anidride carbonica .
La notte era fredda e gelida e le coperte ,anche le più pesanti non bastavano a scaldare Giovannino ,anche perché il materasso non era di lana ,ma di fogliame di gran turco ,che una volta sdraiatosi sopra sprofondava come in una conca vuota ,insomma il freddo e la precaria lettiera faceva si che bisognava avere davvero sonno per addormentarsi altrimenti si stava a guardare le stelle .Capitava che dalla strada sottostante saltuariamente e raramente passava una macchina ,questa con i fari dava luce agli alberi che con figure di varie forme si riflettevano nella stanza ,Giovannino quasi si divertiva a vedere quei strani riflessi a volte belli per le forme che si andavano a formare ,a volte brutte e si nascondeva sotto le coperte ,non c’erano le tapparelle o serrande ,ma solo delle finestre vetrate e la luce della luna che rifletteva sulla neve faceva si che sembrava pieno giorno.A notte tarda quando non prendeva sonno sentiva spesso i canti dei lupi e come detto il monte Serrone era abbastanza vicino e questi lupi si avvicinavano spesso e spesse volte assalivano le galline che rimanevano nei recinti del casale .Fu in una notte che Giovannino si fece coraggio e di nascosto da suo padre si vestì e prese con se una specie di accetta che a suo padre serviva per tagliare la legna ,la impugnò con fervore e decisione e discese in silenzio le scale che dividevano la stanza dalla cucina ,una volta giù aprì la porta ,il freddo era talmente forte che lo faceva restare senza fiato , si gelava!Si mise una sciarpa sulla faccia e si avventurò introno al casale ,la luna gli faceva da chiarore e le stelle da candela ,vide non molto lontano da lui una macchia scura che lentamente si muoveva e senti un fruscio tra i cespugli che proveniva dal giardino antistante alla casa ,si accorse che era un lupo e la paura aumentava sempre più come il suo tremore,al tal punto che qualche gocciolina di pipi scese giù dai pantaloni ,ma lui testardo , con l’accetta in mano si sentiva un eroe il forte guerriero ,quasi come se volesse sfidare quella povera e affamata creatura .
Riflesse un momento e per un attimo gli passò per la testa il perché quel lupo era lì ,e il perché si era avvicinato così tanto a una casa ?Capì che aveva fame e come lui tanti altri lupi ,solo che quello era tra i più coraggiosi ,era una femmina ,una lupa gravida ,Giovannino tornò indietro e rientrò in casa ,prese del pane raffermo in una grossa pentola e con dei pezzi di scarti di ossa
mescolò il tutto ,si portò di nuovo fuori dalla casa e il lupo era ancora lì ,come se sentisse di Giovannino che gli portasse da mangiare ,infatti Giovannino si avvicinò il più possibile tenendo in una mano il padellone del cibo e nell’altra l’accetta ,non si sa mai disse tra se!
Si avvicinò il più possibile ,ma non tanto al lupo intravide la sua faccia ,era sicuramente una femmina :una lupa! con la pancia abbastanza grossa ,si vedeva che era incinta ,credo che fosse anche quello il motivo che la spingesse ad avvicinarsi così tanto alla casa ,Giovannino la fissò e lei pure ,gli mise il cibo a terra e questa con un gesto della testa gli significò il benevole gesto ,lentamente e cautamente Giovannino si allontanò chiudendosi la porta della casa alle spalle ,quasi non credeva a quello che aveva fatto ,a quello che era capitato ,corse a letto e dalla finestra notò la lupa che mangiava ciò che gli fu dato ,soddisfatto si addormentò . Furono molte le sere che Giovannino lasciava il ciottolo pieno di pane raffermo senza vedere più nessun lupo. Passarono molti inverni e non vide più quella lupa ,l’ultimo che passò in quella casa fu di una sera di dicembre alla vigilia di Natale a notte tarda sentì un ululato ,quasi come se fosse un saluto :era la lupa che dava il suo saluto a Giovannino.
Dalle storie di Giovannino
Giovannino dalla nonna .
Come già precedentemente detto Giovannino si alzava presto in quella casa di campagna , molto presto!Sua madre gli preparava la colazione che era fatta di latte, appena munto ,una bella zuppa , con pane fresco fatto da lei nel forno a legna . Dopo un po’ di sbadigli e qualche stiramento Giovannino si preparava per andare a scuola e con sua sorella Giovanna si incamminavano verso il paese di Salza Irpina. Portavano il latte ai paesani ,quelli che ogni giorno lo ordinavano, e con tanta forza e volontà arrivavano al paese stremati da quel peso di quella cesta piena di bottiglie di latte.
Passavano casa per casa lasciando fuori dalla porta la bottiglia di latte piena e ritiravano la vuota e poi con gran fretta la Giovanna tornava a casa, per poi trovarsi con una sua amica per andare assieme a un corso di ricamo ,mentre Giovannino andava a scuola portando con se un mazzo di viole ,di queste già ve ne ho parlato in precedenza quelle che il giorno prima aveva raccolto per la sua maestra . A volte quella sua maestra veniva sostituita da un supplente ,un maestro ,molto severo e rigido ,questi aveva sempre con se una bacchetta e a chi non faceva i compiti gli faceva aprire il palmo della mano e giù bacchettate fino a farne rimanere il segno.
Giovannino ne faceva spesso di errori ,e come detto aveva una vita travagliata : portava il latte in Giovannino ne faceva spesso di errori ,e come detto aveva una vita travagliata : portava il latte in paese , andava a scuola, poi dal ciabattino al pomeriggio,e la sera con suo padre a fare i compiti fino a tardi , insomma una giornata piena ,tutto ciò gli causava poca concentrazione per gli studi . Arrivò il tempo delle vacanze scolastiche e al mattino si recava da sua nonna paterna ,la nonna Giovanna ,lì si trovava bene ed era ben voluto ,era al centro dell’attenzione ,veniva coccolato da questa nonna Giovanna ,tanto coccolato che lui al fine se ne approfittava e prendeva occasioni per farsi dare le lire 10 , queste gli servivano per andarsi a comprare un cono gelato al gusto di limone ,una bontà che non voleva rinunciare. Non sempre la sua nonna era disposta a dargli questi soldi e lui si arrabbiava talmente forte che prendeva i sassi e gli li tirava addosso , lei impaurita e stizzita da quel comportamento poco serio e ineducato ci rimaneva male. Un bel giorno non ne sopportò più di quel gesto furioso e si arrabbiò talmente tanto e gli disse testuali parole: caro mio nipote appena viene il carabiniere a comprare le uova ti faccio arrestare ti faccio portare in prigione ,lo disse così seriamente che Giovannino ci credette davvero. Da lì a qualche giorno dopo capitò in cascina il carabiniere ,un omone molto alto con una bella divisa, sembrava imbalsamato tanto era acchitato ,era una persona tutto d’un pezzo, la nonna vedendo questo signore subito gli disse: arresta questo malandrino ,ogni giorno mi tira i sassi !Vuole da me sempre i soldi per il gelato. Giovannino scrosciò in un poderoso pianto ,tanto che per calmarlo il carabiniere lo prese in braccio e gli diede 40 lire . Erano 4 coni gelato da comprare !Tra se sorrise calmandosi immediatamente. Fu così che da quel giorno non tirò più i sassi alla nonna ,ma gli andava vicino abbracciandola e a dargli i bacini, come un ruffiano insomma ,capì che era il metodo migliore per farseli dare ,cosa che lei solo quello si aspettava da lui. Comprò tanti coni gelato al gusto di limone e se le gustò a sazietà.
La nonna Giovanna nacque a Boston ,in America e con suo padre e altri due fratelli ritornarono a Candida paese in cui poi nacque mio padre ,paese che come detto trovò radici del mio ramo genealogico nel 1650 da Tommaso che venne da Solofra AV. Questa nonna paterna restò vedova dopo la morte del marito , nonno Giovanni ,mio padre era giovanissimo e non ricordò neppure il volto . Conobbi solo il patrigno .
Come detto la nonna Giovanna era molto affezionata a questi nipoti in particolare a Giovannino e a Giovanna ,forse perché erano quelli più grandini e i più presenti a casa sua ,spesso quando la andavano a trovare gli faceva trovare sempre qualcosa da mangiare come pure quando li portava alle gite organizzate ,queste gite erano quasi sempre dirette a santuari di quei luoghi :Monte Vergine, san Gerardo , Pompei e altri . Erano gli anni sessanta ,anni in cui si ricominciava a vivere , ad avere speranza .
Dalle storie di Giovannino
Il primo amore in fiera
O meglio la prima infatuazione .
Nella ridente Salza Irpina i ciabattini la facevano da padroni e come detto erano gente semplice ,allegra che spesso e volentieri si riunivano e facevano feste tra di loro ,tra essi Giovannino non poteva mancare ,era il prezioso servo che adempiva ogni servigio del gruppo ,il bambino prodigio che era disponibile ad ogni evenienza e prestazioni di favori verso chiunque lo comandasse .
Era di ottobre e lo zio Mario marito della sorella della mamma di Giovannino fece vendemmia ,raccolse quel anno molta uva e avendo in paese un locale adibito a fare il vino si organizzò e ne fece molti litri. Faceva il mosto e strizzare le bucce, il succo usciva frizzante di un colore invitante(il vino) veniva poi decantato e filtrato per i residui deposti e poi messo nelle botti a riposare . In quel anno lo zio Mario ne fece talmente tanto che volle venderlo alla (frasca) o meglio :vendita diretta al pubblico ,un tipico sistema per far socializzare ,operai e gente d’ogni ceto sociale a fare bere un buon bicchiere di vino .
Fu in una di queste festa nella casa di uno di loro appena accanto a questa vendita di vino che Giovannino prendeva occasione di presentare a loro,i ciabattini ,suo zio, andava e tornava con bottiglioni pieni di vino che i ciabattini ne bevvero a volontà cantando e ubriacandosi e nei vari tragitti Giovannino ne assaggiava sempre un po’ anche lui ,e a forza di assaggiare e bere a sorsi si sentiva allegro e frizzante pure lui, alla fine si ubriacò e lo zio vedendolo rideva ,contento di aver venduto tutto quel vino .Di quel zio ne ha bellissimi ricordi ,uno zio preso come si dice ,che nel tempo gli volle molto bene .Morì in età matura , non vecchio e Giovannino lo tenne sempre nel suo cuore. Altri episodi seguirono , si manifestarono nel periodo di carnevale ,si formavano come al solito sempre un gruppo di persone e ad ognuno il suo compito di vestire la tipica maschera :chi di arlecchino ,chi di pulcinella ,addirittura Balanzone che su di un cavallo bianco dominava e conduceva il gruppo mascherato , si portavano nelle vie del paese ,cantavano in allegria e manifestavano la tradizione carnevalesca .
Era una ricorrenza festosa e ben organizzata dove tutti i bimbi ne gustavano allegria . Che dire poi dei mercati e delle fiere che questi artigiani ciabattini che andavano per i paesi Irpini delle scarpe : Giovannino era piccolo alla sola età di sette anni ebbe il consenso di suo padre e lo lasciava andare con alcuni di questi in fiera ,se era un mercato si tornava a casa nella stessa giornata ,se era una fiera ,si restava più giorni:tre o quattro giorni .Si caricava la macchina ,allora c’era la balilla ,il modello della Fiat ,il più grande! Un modello con i parafanghi alti e le ruote grandi ,sembrava una rols con un grosso baule e con sopra il porta pacchi per caricare il tendone .
Una volta sul posto si montava la tenda e si preparava il banco dove venivano messe le scarpe in esposizione per la vendita,un lavoro che richiedeva tanto impegno e fatica e Giovannino instancabile si dava da fare ,si sentiva partecipe e importante come se fosse lui il padrone della melonara .Fu in una di quelle fiere ,e nel banchetto accanto anche questi vendevano scarpe ,la concorrenza insomma, altri erano gli articoli più moderni, con modelli diversi da quelli venduti da noi ,e più alla moda .Li vide una fanciulla e fu un solo sguardo a colpirlo,ci fu un saluto ,un semplice ciao e da quel ciao si cominciarono a sorridere ,Giovannino divenne rosso come un peperone ,già rosso per sua natura per i suoi capelli rossi che aveva ,sembrava prendesse fuoco da un momento all’altro ,la fanciulla piccola come lui era bellissima e sicuramente avevano la stessa età ,credo otto anni all’incirca ,si scambiarono diverse parole e fecero subito amicizia ,si raccontarono di loro, da dove venissero e cosa facessero tutto prese una certa confidenza come se si avessero conosciuti da sempre. Ogni sera le tende dei mercanti venivano coperte e chiuse e per dormire ci si arrangiava alla meglio sotto di esse con coperte e scatole di cartoni ,restava comunque il tempo per fare anche una passeggiata per il paese ,e in una di queste passeggiate Giovannino trovò la fanciulla ,felice gli parlò e lei pure ,le diede la mano che con un sorriso lei la strinse ,videro entrambi le stelle , quello fu il primo attimo di emozione ,di adolescenti bambini che sentivano già allora il desiderio dell’amore. Tutti i giorni per ogni giorno che seguirono la fiera gli sguardi si fecero roventi ,il cuore di Giovannino batteva impazzito come se stesse su un altro pianeta ,sguardi che venivano contraccambiati con sorrisi in fusioni e parole dolci ,si raccontarono di tutto di loro ,della scuola del loro paese ,di come e dove vivevano ,ma si persero alle prime luci dell’alba di un mattino,di quel mattino che dovettero togliere le tende e partire per andare ognuno al suo paese ,non restarono indirizzi e ne appuntamenti ,solo un sorriso di una bella fanciulla che per la prima volta fece sognare a Giovannino .
Poetanarratore.
Giovannino e le cento lire.
Si avvicinava il Santo Natale ,ricorrenza questa che in Giovannino era molto seguita e sentita .Lui credeva ,lo crede ancora : al miracolo di Natale !Crede e ne è convinto : è convinto che se si desidera qualcosa con sincerità e convinzione in quella Santa ricorrenza il miracolo arriva . Fu una mattina di inverno e c’era molta neve , il tempo era grigio e minacciava ancora tempesta ,fiocchi bianchi scendevano dal cielo e anche gli uccellini si riparavano nei covoni di paglia per il troppo freddo ,questo non impediva a Giovannino a recarsi a scuola e poi dal ciabattino nonostante la strada piena di neve .
Il piccolo Giovannino con delle scarpe pesanti che gli aveva dato il ciabattino e con addosso un cappottino leggero si avventurava nel cammino verso la scuola e fu appunto in quel anno particolare che era l’ultimo che soggiornava in quella casa di campagna e sapeva che poi di seguito emigrava con i suoi in terra bergamasca ,sentiva particolarmente quel momento ,come se fosse per lui un evento unico, godere quel luogo che lo aveva ammaliato, attimi che divennero eterni ,poi non li avrebbe più visti e vissuti e tutto per lui poi finiva :non avrebbe più visto la sua casa ,la sua micia ,il suo cane ,le sue galline ,i suoi campi ,i frutti che tante volte lo avevano sfamato ,la lupa che da lontano un saluto gli aveva annunciato.
Quel Natale per certi versi era magico ,è come se Giovannino vivesse una magia ,da una parte ildispiacere di lasciare quella terra e dall’altra parte era felice perché ne scopriva un’altra ,come se volesse vedere cose nuove e diverse ,scoprire un’altra realtà di vita ,camminare in altre strade e vedere una città ,la sua città antica che di seguito fu la sua nuova dimora. Qualcuno della parentela gli ne aveva parlato e lui curioso si era interessano a chiederne i particolari .
Quella mattina come detto si recò a scuola ,oramai era l’ultimo anno e poi finiva la classe quinta elementare ,questa l’aveva ripetuta perché lui era un asinello e come detto la matematica e altre discipline si lasciavano a desiderare ,anche alla maestra gli dispiaceva ,a lei gli aveva portato sempre tanti fiori ,in particolare i mazzetti di viole.
Uscito da scuola passò dalla nonna Giovanna dove mangiò qualcosa e si recò subito dal ciabattino a lavorare ,li questo lo aspettava e gli dette subito in mano delle scarpe da lucidare ,lui di buona lena si mise a lavorare e mentre faceva il suo lavoro gli cade l’occhio nel basso del banchetto del ciabattino ;vide che nel fondo di questo c’erano le cento lire e la tentazione di prenderle fu tanta .Fu tentato più volte di agguantarle ,gli servivano quelle cento lire ,con esse voleva comprarsi i cioccolatini ,quelli rivestiti di figure natalizie per appenderli poi al suo albero di natale .
Passarono giorni e le cento lire erano sempre lì ,in uno di quei giorni Giovannino distrattamente nel guardare quella moneta che voleva tanto per lui ,ma non ne aveva il coraggio di rubarla si distrasse e si fece male con il pungiglione ,l’arnese che serviva a bucare le suole per far passare lo spago avvolto di pece e si traforò il dito .Visto tanto sangue Giovannino mostro al ciabattino il suo dito e questo con santa pazienza gli estrasse il pungiglione e gli lo medicò subito ,gli disse di andare a casa e visto che non poteva più lavorare gli disse di tornare da lui appena fosse guarito .Mancavano una ventina di giorni al Natale e l’alberello era ancora spoglio ,mancava il filo dorato ,i cioccolati ,i dolci tipici di quei luoghi e cioè :il torrone , e altri e lui non sapeva come fare . Guarito il dito ritornò dal ciabattino e si accorse che le cento lire erano sempre lì ,ma questa volte non volle più distrarsi anzi capì che il ciabattino le aveva lasciate lì apposta per vedere la sua onestà .Difatti passò qualche giorno prossimi al Natale e nel momento in cui doveva ricevere la sua paghetta settimanale di lire mille ,il ciabattino gli raddoppiò la cifra ,e gli disse: so che vuoi addobbare il tuo albero di Natale e con questi soldi lo potrai fare ,con piacere tuo e mio e della tua bella onestà,capì Giovannino! Capì che essere onesti c’è tutto da guadagnare e poco da perdere ,ma nella vita che segue da adulto molti furono i disonesti che lo fecero soffrire,queste sono altre storie ,restate con lui ,con me ! Ne leggerete delle belle.
Poetanarratore.
LA TATA ROSINA -
Quello che vi sto per raccontare ebbe inizio molti anni fa .Erano gli anni sessantadue ,l‘anno prima dell‘a migrazione di Giovannino in terra Bergamasca .In quel l’anno aveva nevicato molto e la casa di campagna dove Giovannino abitava con i suoi genitori era coperta da una grande coltre di neve enorme con accanto alberi di mandorlo e di Celso che facevano da cornice all’immagine del paesaggio imbiancato .
Tutto ciò non impediva a Giovannino di muoversi e andare nei viottoli della sua campagna a fare i suoi giri e raccogliere qualche ultimo frutto rimasto su gli alberi . Con abiti malconci ma puliti ,lui e sua sorella Giovanna al mattino presto continuavano ad andare in paese a portare il latte ai vari signori che lo chiedevano .
Con scarpe rotte e tanta buona volontà si incamminavano felici in mezzo alla neve ,il paese restava distante un paio di chilometri ,ma con ciò la distanza non li scoraggiava ,Giovannino fiero e orgoglioso ammirava con gioia quello scenario tutto bianco e quasi gli volesse dire : resta sempre così ! Che restasse sempre uguale,forse già allora apprezzava la purezza del bello che in quelle immagini naturali lui ne traeva poesia.
Camminava frettoloso perché la giornata era piena di impegni e a una età come la sua “sette anni “era eccessivo svolgere tutto :la scuola,il ciabattino dove andava dopo la scuola,la nonna eccetera, eccetera . Dal ciabattino, li per volere del padre a lavorare le scarpe e per non restare in ozio con gli amici sulle strade del paese ,seguiva la sera con i compiti ,sempre più difficili ,e Giovannino proprio non ne voleva sapere ,la matematica poi era il suo flagello ,ne capiva poco e non gli entravano in testa i numeri ,erano più le sberle del padre che quello che capiva ,d’altro canto in quella realtà rurale di quei tempi tutto restava difficile e precario .
Nelle serate che seguirono ,esattamente ogni Giovedì e il Sabato di ogni settimana il proprietario delle terre ,Giuseppe Capozzi ,invitava a tutti i suoi coloni al suo palazzo che si trovava al centro del paese di Salza Irpina ,li il maestoso camino con in torno tutti i coloni e il proprietario delle terre ,ad un lato del salone ,in alto su di un mobile la televisione ,una delle prime ,dove in quel preciso giorno di Giovedì o di Sabato davano lascia o raddoppia , mentre la sera del sabato davano canzonissima,programmi televisivi di quei tempi li, in quel punto della casa c’era l’angolino dei più piccoli ,i figli dei coloni .
L’attesa della tata era la nostra gioia ,focacce ripiene di carne ci deliziava il palato e la fame che avevamo e i dolci che lei stessa faceva con cura . Si chiamava Rosina ,la tata e serva del padrone ,noi la chiamavamo Rosinella ! Dopo finita la serata e dopo i vari argomenti dei coloni sul come e quando il da fare per le culture di primavera e le varie spartizioni di mezzadria col padrone .Si tornava a casa a sera tarda e nonostante la distanza e il freddo tutto appariva splendente e luccicante ,sotto una luna chiara che indicava la strada del ritorno .
UN PO’ COME IN QUEI LUOGHI SPERDUTI DELLA TERRA OVE SI VEDE L‘AURORA BOREALE .
Seguirono giorni ,e un bel giorno per una commissione fatta a suo padre Giovannino andò a casa dal proprietario delle terre ,li la tata Rosina pronta ad accoglierlo ,a darle quella focaccia che lui s’aspettava di avere ,la fame si sentiva a quei tempi e Giovannino aspettava solo quello , un pezzo di pane pieno di una enorme bistecca profumata ,che meraviglia! La Rosina chiedeva spesso notizie della famiglia di Giovannino e di lui stesso ;chiedeva come andasse a scuola e della situazione economica ?
Lui schietto gli rispondeva: si tata Rosina ,non vado molto bene a scuola ,la matematica per me è un disastro ,i numeri non mi vogliono entrare nella testa ,poi la letteratura è un disastro, è farcita di errori grammaticali e quindi sono proprio un asinello, detto in dialetto ,un ciuccio ! E’ come stappare le orecchie ad un sordo, o a un somaro ,non so come fare ?C’è per fortuna un mio amico di banco( Giuseppe Picardo) che a volte quando non ho fatto i compiti a casa ,mi fa copiare dai i suoi , altrimenti mio padre se ricevo la nota dalla maestra mi riempie di botte ,mentre per i temi e qualche pensiero di prosa me la cavo ,anche se pure li sono un disastro ,in grammatica poi,insomma tata Rosina sono un asino a tutti gli effetti ,mi dovrebbero dare il diploma del ragliatore . Lei paziente e comprensiva gli rispose:
Giovannino non disperare ,fatti aiutare da qualcuno !
Come faccio ?La mia famiglia è povera ,mio padre e mia madre lavorano la terra ,a volte al chiarore della luna per non sudare di giorno sotto il sole cocente .
Capisco disse lei annuendo e chinando il capo dal dispiacere ,sai Giovannino ,questi anni sono anni bui ,in Italia c’è fermento ,c’è la ricostruzione del dopo guerra ed è tutto precario e difficile ,devi capire figlio mio (termine d’affetto usato in quei luoghi) e se tutti ci diamo una mano ,tutti soffriremo di meno e sicuramente arriverà il benessere vedrai. … Sai tata Rosina gli disse Giovannino confidandosi del chiacchiericcio famigliare ,ho appreso dai miei una notizia che mi ha fatto rimanere sconcertato e a dire il vero dispiaciuto quale disse lei?
Il fratello di mia madre ,che fa il militare in alta Italia vuole che ci trasferiamo li ,ci sono molte possibilità di lavoro e si potrà stare meglio .
Rosina attenta ascoltò tutto con la massima attenzione e gli disse che era un bene emigrare in quelle terre e che li noi figli potevamo trovare un futuro e una migliore vita. Giovannino annui e disse poche parole :si tata Rosina dici giusto ,mi sacrificherò anche se dispiaciuto ,sacrificherò lasciando la mia terra ,la mia gatta ,il mio cane lasciarli soli è triste,le mie galline che con le loro uova mi hanno sfamato ,la nostra mucca che con il suo latte al mattino mi ha saziato e dato forza di affrontare la dura giornata ,sacrificherò me stesso dispiaciuto di lasciare il mio luogo nativo ,i miei amici e compagni di piccole avventure ricominciando una nuova vita.
La Rosina con la testa china sorrideva e annuiva ma poi gli fece una carezza ,come per dire :quanto bene lei gli esprimesse .Gli dette un bel tozzo di pane con dentro la solita carne impanata , una bistecca alla milanese ,e si che lì si era in pieno sud . Vai ora Giovannino si è fatto tardi e non vorrei distoglierti dai tuoi numerosi impegni .
Si cara tata Rosina si è vero si è fatto tardi devo sempre correre .anche quando la sera torno dal ciabattino per la paura che si fa buio e non posso passare per la strada sdrucciola dove c’è la cappella della madonna delle grazie,la madonna incoronata ,la patrona del paese ,sai ho paura del buio e vorrei sempre la luce del sole o del chiarore della luna … passò qualche anno e Giovannino emigrò con la sua famiglia in Lombardia ,in terra Bergamasca ebbe tanto da quella terra e dette tanto per averlo ,ma questa è un’altra storia un altro capitolo!
Dalle storie di Giovannino
Giovannino . Poetanarratore.